La riflettografia
è molto preziosa per i conservatori,
prima dell’intervento di restauro, ovvero
durante la fase di diagnosi,
per l’individuazione dello stato di conservazione
del manufatto, ed anche durante il corso stesso
dell’intervento, una volta effettuate eventuali
rimozioni di strati di depositi, vernici o ridipinture,
perché è così possibile andare
più in profondità e rivelare altri
importanti particolari non percepibili inizialmente.
Si possono anche individuare qualitativamente
stesure pittoriche nascoste, dovute o dall’artista
stesso in corso di realizzazione del dipinto e,
in tal caso, parliamo di pentimenti, o, in epoche
successive, dovute sia a ridipinture che a restauri.
In tal modo, si ricostruisce la storia del dipinto
dal momento della sua elaborazione iniziale; ciò
può essere utile anche in particolari casi
per l’autenticazione e l’attribuzione
del manufatto o di parti di esso. La riflettografia
è anche molto utile per l’individuazione
qualitativa dei pigmenti attraverso la visualizzazione
in falso colore. Le immagini
in falso colore, introdotte già quando
la riflettografia si realizzava a pellicola, sono
molto utili per individuare pigmenti che nel visibile
sono uguali ma nella banda spettrale nell’infrarosso
hanno un comportamento differente poiché
sono di natura chimica diversa.