Chi compra cosa? Collezionisti in azione alla BRAFA

foto:  Andrea Gavinelli

Il mercato dell’arte è in perenne trasformazione. La maniera di collezionare si è evoluta in questi ultimi anni, allontanandosi dalla specializzazione verso una commistione di generi, alla ricerca di epifanie e corrispondenze di amorosi sensi.

La Bruxelles Art Fair (o BRAFA) 2019 recentemente conclusasi, ha pienamente colto questa tendenza.

Da sempre eterogenea, con venti specialità diverse, a coprire gli ambiti più vari, dall’archeologia ai nostri giorni, senza raggruppamenti in sezioni all’interno della mostra, (come invece al TEFAF, per esempio), alla BRAFA si era già visto l’anno scorso in nuce il concetto di Wunderkammer proposto dalla nuova arrivata (italiana, di Arezzo) Theatrum Mundi. Idea che quest’anno è stato la cifra più riconoscibile della fiera.

In un momento di rapida espansione degli orizzonti, grazie alle scoperte geografiche e scientifiche, raccogliere e mostrare le meraviglie naturali e artificiali era lo scopo degli studioli rinascimentali come dei gabinetti delle curiosità, che nei secoli XVI e XVII comparvero presso le casate altolocate, spesso un primo passo verso la costituzione di musei.

Dell’idea originale rimane la voglia di stupire, ma la spinta attuale sembra più la voglia di mescolare, di una sorta di globalizzazione, ma anche un reclamare il diritto a ribaltare la  gerarchia dei valori classici e mettere in discussione la divisione in generi; forse un rifiuto ad accettare una visione ordinata del mondo che in fondo ha fallito.

La risposta all’eclettismo del gusto attuale si è vista in molti espositori che hanno declinato il concetto di Wunderkammer proponendo  oggetti curiosi, anche per attirare un collezionismo nuovo, con prezzi abbordabili ma di gusto ricercato, diversi dalle opere di arte contemporanea a cui solitamente il pubblico più giovane si rivolge. Ma anche nella raccolta, in un stanza delle meraviglie, dei pezzi più prestigiosi mai trattati, proposta dalla Royal Chamber of Art Dealers of Belgium, per celebrare i 100 anni dalla fondazione.

L’altro aspetto notevole di questa edizione rimane il passaggio graduale ma inesorabile verso il contemporaneo. Le gallerie di arte contemporanea anche se ancora non più numerose di quelle di arte antica, sono più grandi e più visibili.

Il presidente di BRAFA sostiene che sia difficile rinnovare e ampliare la proposta di arte antica. Le candidature di qualità in questo settore sono numericamente inferiori a quelle di arte contemporanea e moderna. Unica eccezione è stata quest’anno la Galleria di Sandro Morelli (italiana di Firenze) nuova entrata con opere di arte medievale.

Nel report pubblicato sul sito si legge che Morelli ha venduto una cassaforte lombarda in legno tardo quattrocentesca, il cui prezzo era circa 120.000 euro. Interessante il confronto con le performance degli altri espositori e in generale il gran numero di vendite occorse, molte di alto livello qualitativo.

E se nell’epoca passata l’emozione della meraviglia era affidata spesso ai “famous Hoaxes” (falsi appositamente costruiti), adesso si cerca invece di evitare il rischio di falsi alla BRAFA con una commissione di 100 esperti a coprire le varie discipline.

Tuttavia in un solo caso si è riscontrato come i risultati delle analisi fossero esposti (un’analisi al C14 per confermare la datazione di una Madonna cinquecentesca).

L’attrazione per i piccoli oggetti curiosi può anche dipendere dal fatto che non si vuole rischiare grandi somme in beni di cui non si è in grado di stabilire con assoluta certezza il valore?