E’ nato prima (la tempera ad) uovo o l’antependium?


Come nascono i polittici delle chiese toscane? E’ l’icona bizantina che sale sull’altare o è piuttosto l’antependium? Perchè dal preparare la tela con la pergamena e due strati di gesso, si passa a ridurre le dorature alla cornice? Quali sono le strade seguite dalle icone e dagli oggetti d’arte nel passaggio da Est a Ovest? Come è stato recepito il concetto platonico dell’immagine bizantina in Europa, e come si è trasferito nella sfera più aristotelica della cultura medievale occidentale?
Paths to Europe, From Byzantium to the Low Countries”, appena edito Bernard Coulie and Paul Dujardin, per i tipi di Silvana Editoriale, 53esimo volume della collana Biblioteca d’arte, cerca di dare risposta a questa e altre domande sulle relazioni tra icone bizantine e la pittura medievale europea, ed è anche il riassunto del convegno tenutosi al BOZAR di Bruxelles nel Gennaio 2015.
All’interno del volume, il contributo: “Under the Gold: a Database of Underdrawings and Material Analyses on Sienese Paintings. Connections and Dissimilarities in Painting Techniques across Centuries and Countries” presenta le peculiarità della pittura senese dall’XII al XIV secolo, i cambiamenti nello stile ma anche e soprattutto nella tecnica e nei materiali usati, come è possibile rilevare analizzando il database Art-Test di riflettografie, radiografie e analisi chimiche su 100 dipinti della Pinacoteca Nazionale di Siena. Da un modello immutabile ad un disegno preparatorio libero e spontaneo, dal fondo oro ad imitare l’oreficeria, e dai 7 colori del codice Palatino, ai rosa onirici della pittura senese, passando per le radiografie che svelano la funzione di una pittura su tavola, per illustrare come i cambiamenti nei materiali e negli aspetti tecnici sono sostanzialmente legati ad una evoluzione dello stile e alla ricerca di nuovi effetti artistici.