Il Metodo Multilayer

La stratigrafia ad immagine ottenuta tramite il Metodo Multilayer sul dipinto di Raffaello "La perla di Modena". Il Metodo Multilayer è stato utilizzato per l'autentica del dipinto e la sua attribuzione
La stratigrafia ad immagine ottenuta tramite il Metodo Multilayer sul dipinto di Raffaello “La perla di Modena”. Il Metodo Multilayer è stato utilizzato per l’autentica del dipinto e la sua attribuzione

Stratigrafia ad immagine con il Metodo Multilayer (brevettato)

Le superfici dipinte sono, in generale, strutture multistrato. Nel campo della conservazione sono disponibili alcuni metodi per l’indagine di tali strutture, che permettano di restituire immagini diverse per i diversi strati che sono normalmente nascosti alla vista. Uno di questi metodi fa uso della radiazione IR. Analizzando la radiazione infrarossa riflessa dalla superficie di un dipinto è generalmente possibile vedere lo strato preparatorio sottostante ed eventualmente il disegno preparatorio. Gli altri metodi attualmente utilizzati per indagare separatamente gli strati implicano un campionamento dello strato pittorico, e l’analisi delle sezioni sottili. Tuttavia questo metodo presenta due principali svantaggi: il primo è connesso alla necessità di una azione invasiva come il (micro-) campionamento. L’altro è dovuto al fatto che non è generalmente possibile estendere i risultati relativi al campione analizzato alla restante superficie del dipinto. I risultati sono validi infatti esclusivamente per il campione analizzato.

Il Metodo Multilayer permette di ottenere una stratigrafia ad immagine, seppure qualitativa, degli strati più superficiali del dipinto, incluse le vernici, superando i limiti degli altri metodi attualmente disponibili.

Questa nuova tecnica fa uso della fluorescenza indotta da radiazione UV, e della riflettanza nel Visibile e nell’IR e sfrutta il fatto che materiali diversi fluorescono, riflettono ed assorbono la radiazione elettromagnetica in modi diversi e caratteristici del materiale in esame, e che la radiazione elettromagnetica ha un diverso potere di penetrazione in dipendenza della lunghezza d’onda.

Il risultato di questo metodo è un set di immagini. In ciascuna di esse è visibile uno strato diverso.

I risultati sono attualmente qualitativi, e non quantitativi, ma tuttavia si sono rivelati decisamente efficaci ed hanno incontrato immediata applicazione nel campo della conservazione dei beni culturali. Nelle singole immagini è possibile osservare in modo più efficace le varie disomogeneità, si ottiene inoltre una stratigrafia ad immagine che permette di valutare lo strato di profondità rispetto alla superficie dei vari materiali presenti. La possibilità di documentare la precisa localizzazione, l’estensione e la profondità delle zone dove non sono più presenti i materiali originali, consente di conoscere la storia conservativa del dipinto, ipotizzare le condizioni di conservazione e valutare, a seconda del tipo di intervento ritrovato, anche i periodi in cui questi sono stati realizzati. 

L’uso di software specifici perl’analisi multivariata permette poi un importante miglioramento nella detezione di elementi che fossero ancora scarsamente visibili nelle immagini acquisite; questo può far riemergere disegni, campiture, e dettagli perduti o divenuti illeggibili

Alcuni nostri concorrenti hanno cercato di imitare il Metodo Multilayer, ma senza successo.