Quel falso di Amedeo e non solo…! Ci si può fidare delle mostre?

Come sono andate la cose lo sappiamo tutti. Una mostra presentata come esposizione di grande pregio: Modigliani, in Palazzo Ducale a Genova, viene chiusa anticipatamente perché studiosi del pittore denunciano la presenza di numerosi falsi in esposizione. Le opere dubbie, 21 in totale, vengono sequestrate, ed inizia così l’iter periziale i cui primi risultati sono stati per giorni su tutte le maggiori testate giornalistiche.
Un problema solo italiano? Non proprio. Una situazione simile ad esempio è accaduta in Belgio solo pochi giorni dopo, dove il Museo di Gand ha esposto 24 opere di importanti artisti dell’avanguardia russa, all’interno della mostra “Modernismo Russo 1910-1930. I dipinti risultano essere tutti di proprietà privata, di un collezionista russo emigrato in Belgio. Il 15 gennaio 2018 il giornale The Art Newspaper Russia pubblica una lettera firmata da un gruppo di esperti che mette in dubbio l’autenticità delle opere.
Queste vicende, comunque terminino, hanno messo in luce, ancora una volta, le problematiche legate all’autenticità di opere d’arte e a come questa debba essere certificata, oltre a porre in evidenza anche quale sia il danno storico e sociale  quando ciò che viene presentato è un falso.

Cosa significa infatti riconoscere un’opera falsa, dopo che per molto tempo non solo è stata ritenuta autentica ma è stata più volte presentata in pubblico accompagnata da una scheda in cui storiografia e bibliografia erano evidenti?
Cosa  distingue un falso da un originale?
Come si fa ad individuare un falso?

Queste tre domande sono parte  di un discorso complesso, che è tempo che si faccia senza remore.
Un dipinto, in questo caso specifico un Modigliani, attualmente per essere dichiarato autentico deve essere corredato da documenti legali che ne attestino la provenienza, la proprietà, la bibliografia ed in più l’opinione di uno storico dell’arte esperto del pittore. Nel caso di Modigliani più di tutto conta la bibliografia ovvero se  il dipinto sia presente o meno nel catalogo del 1950 redatto dallo storico Ambrogio Ceroni.
Ma se esistessero altre opere di  Modigliani e se non tutte quelle “schedate” fossero autentiche?  Alcune volte si è constatato come gli stessi documenti di provenienza e proprietà fossero  stati contraffatti.
Altre volte  si è  scoperto come anche il dossier documentale fosse falso.
Chi non ricorda il Kouros che il mercante d’arte Gianfranco Baracchina vendette al Paul Getty di Los Angeles come autentico per poi essere riconosciuto come un falso qualche anno più tardi?.  Anche in questo caso i documenti erano contraffatti.

La diagnostica  scientifica sicuramente aiuta a dirimere dubbi e scoprire quel che l’occhio non può percepire. Ma anche la diagnostica, e non sembri strano se viene detto da chi lavora nel settore, se non è fatta con criterio, scientificità e totale disinteresse per le questioni di mercato, non ha valore. La diagnostica è dirimente solo quando le analisi proposte ed eseguite sono efficaci.
Un’ultima riflessione è su cosa significhi, per la società, per lo studioso e non meno per  un curioso frequentatore di mostre l’aver spacciato per vero un falso. La frode provoca uno jato nel bagaglio culturale collettivo, in quanto priva la società dell’espressione verace di pensiero di un’artista e la sostituisce con qualcosa che non c’entra niente. Art-Test, già da tempo, collabora con realtà che combattono proprio per contrastare le  frodi e le distorsioni culturali  che provocano, ai danni del mondo della cultura e non solo.
Dal nostro canto possiamo dire che solo con analisi specifiche è possibile creare un dossier che accompagni l’opera durante la sua vita, un dossier che sia anche un po’ come una “carta d’identità”, dove sia chiaro il tipo di analisi eseguita, con quale strumentazione, quali siano i parametri di acquisizione dati e quali siano le evidenze scientifiche, così che in un possibile futuro confronto siano replicabili e discutibili, un approccio pienamente scientifico. Per noi il dossier diagnostico dovrà, da oggi in poi, essere non solo obbligatorio ma deve essere dato al pari di un documento che sia esso di provenienza, proprietà o experise.
Crediamo che la conoscenza delle opere d’arte, da più punti di vista, ne moltiplichi esponenzialmente il valore culturale apportando nuovi capitoli alla storia dell’arte e  delle tecniche artistiche.