Una piccola isola con grandi progetti!

Procida, piccola isola del golfo di Napoli, si è resa protagonista di un convegno che ha riguardato il suo futuro come modello di recupero nel senso più ampio del termine. Il suo patrimonio storico potrebbe infatti divenire motore di ricchezza economico-culturale.

“L’Isola di Procida: la rinascita sostenibile e l’economia della bellezza” questo il titolo del convegno, a cui Art-Test ha partecipato, e durante il quale si sono alternati oratori che hanno, nella loro specificità, illustrato gli sviluppi e le declinazioni possibili di tale aspirazione.

Il punto di partenza è un enorme complesso storico-architettonico risalente al 1200, con la casina di caccia di Ferdinando II di Borbone, divenuto poi carcere di massima sicurezza dello Stato Italiano, purtroppo lasciato dal 1988, all’incuria del tempo, poiché non era possibile adeguarlo alle nuove norme di sicurezza.

Negli ultimi anni il Demanio ha trasferito la proprietà del bene al Comune e oggi proprio questi cerca di rilanciare questo “pezzo” di storia isolana proponendolo come possibile modello di uno sviluppo sostenibile. L’ambizioso progetto dei procidani è di rendere il loro Bene attrattore per Enti di RicercaUniversità e privati.

Rendere Palazzo D’Avalos e l’ex casa penitenziale modelli di evoluzione culturale ed economica

 E proprio durante il primo intervento del convegno è stata sottolineata l’importanza della diagnostica come iniziale momento conoscitivo ma anche divulgativo per il bene futuro. Conoscere e far conoscere.

 Procida, il suo ex carcere, da luogo di “chiusura” vuole divenire luogo di grande apertura alle varie forme di cultura.

 Con un Bene Culturale calato nella contemporaneità già stato scelto, del resto, da un artista contemporaneo, Alfredo Pirri, per “7.0”, creazione suggestiva con cui portare alla memoria degli spettatori “lo stesso sguardo identicamente trasognato o doloroso che un tempo attraversava la stessa finestra per dirigersi verso il mare e luoghi lontani e solo immaginati”. La finestra è una delle tante di questo complesso che guarda verso il Vesuvio, alle cui spalle al mattino è possibile godere di un alba dal gusto tutto romantico, con colori che affascinarono così tanto i pittori del Gran Tour.

 Ed è proprio questo panorama, godibile perché il palazzo è posto nel punto più in alto dell’Isola e orientato in maniera strategica tale da poter abbracciare in un solo colpo tutto il territorio dei Campi Flegrei, a costituire un valore aggiunto unico di un luogo da cui si osserva ma anche a cui si deve tendere.