Ad Oriente c’è qualcosa che non quadra

Set 20, 2026 | Art Word, Autenticazioni ed attribuzioni, Patrimonio Culturale

Il mercato dell’arte moderna sta vivendo un momento d’oro in Asia meridionale: lo scorso anno il valore delle aste ha superato i 100 milioni di dollari, trainato da opere di maestri ancora poco conosciuti in Occidente, come S.H. Raza, M.F. Husain e Ganesh Pyne, ma che stanno raccogliendo valutazioni a 7 cifre. Il dipinto The Fisherman di Pyne, ad esempio, è stato recentemente battuto da Christie’s a ben 5,22 milioni di dollari, partendo da una stima tra i 340.000 e i 476.000 dollari. Tuttavia, come sperimentato già nel resto del mondo, anche in Asia questo boom ha attirato una vera e propria ondata di falsi.

Il gallerista Dadiba Pundole di Mumbai, secondo Art News, stima che nel mercato privato indiano un’opera su dieci sia falsa. Ma il problema dei falsi naturalmente non è limitato all’India. Ad esempio in Pakistan, l’artista e accademica Salima Hashmi, con sede a Lahore, stima di vedere immagini di 60-70 opere moderne falsificate offerte in vendita su WhatsApp ogni anno. Sicuramente sono molte di più quelle che vengono commercializzate senza che nessuno se ne accorga.

La circolazione di opere contraffatte è ora così diffusa non solo perché è un affare molto lucrativo, anche perché anche i falsi sono migliorati. Inizialmente erano spesso grossolani, prodotti a basso costo da artisti reclutati da mercanti senza scrupoli. Oggi alcuni sono così convincenti da ingannare anche l’occhio pìù esperto, favoriti inoltre da un mercato in cui la documentazione è scarsa e “catalogue raisonnée » e archivi sono rari.

L’ondata di falsi però ha già ottenuto un contraccolpo e raffreddato il mercato. Quando un falso viene smascherato, mina la fiducia dei collezionisti. A Shangai due ex managers della Shanghai Jiahe Auction Co. sono stati condannati a diversi anni di prigione per una truffa ai danni di un collezionista, che è arrivato a pagare 247,000$ per una riproduzione recente di un vaso del periodo Qianlong in vendita a 37$.

La diagnostica per l’arte: lo scudo tecnologico contro i falsi

Per proteggere il mercato e i collezionisti da truffe multimilionarie la sola analisi stilistica (“l’occhio dell’esperto”) è chiaro che non basta più. Diventa fondamentale integrare sin dall’inizio della trattativa le indagini diagnostiche scientifiche, in grado di analizzare la materia dell’opera in modo non invasivo e micro.invasivo : Riflettografia, Radiografia, Analisi dei pigmenti e della materia, datazione dei supporti

L’integrazione di queste tecnologie con il lavoro d’archivio rappresenta l’unica strada efficace per consolidare la fiducia dei collezionisti globali e proteggere la crescita del valore dell’arte, non solo  dell’Asia meridionale: lo stile e i documenti d’archivio possono essere entrambi manipolati mentre la materia di un’opera non mente mai.

Emanuela Massa
Emanuela Massa