9 Dicembre
Quanti sono i pigmenti associati al nome di un pittore? Ci sono pigmenti associati al luogo di produzione, come la Terra di Siena, o a dove sono stati utilizzati, come il Rosso Pompeiano, o il Blue di Delft. Ma Van Dijk è l’unico pittore che ha un pigmento tutto per sé: il Bruno Van Dijk.
Eppure i suoi dipinti non sono particolarmente bruni, soprattutto se confrontati con quelli di Rembrandt o anche di Caravaggio, suoi contemporanei. Tuttavia non è una coincidenza che proprio in questo periodo nella gamma dei marroni, che sono generalmente considerati I colori meno attraenti, emergono una serie di nuovi pigmenti dal giallo, all’ocra al bruno, al nero.
Per Cennino Cennini e Alberti, chiaroscuro significava schiarire o scurire le tonalità’ di pigmenti puri e brillanti aggiungendo bianco o nero. Ma nel periodo successivo ed in particolare nel Seicento si ebbe la ricerca di contrasti più drammatici, preparazioni scure e ombre rossicce.
Il Bruno Van Dijk, un grigio brunastro, è considerato una terra solo perché viene preso dal suolo: non è un minerale, ma un materiale organico derivato da torba o lignite. La trasparenza del pigmento in olio lo rende ottimo per velare e questo è l’uso che ne fece Van Dijk, come ne aveva fatto uso il suo maestro Rubens.
Tuttavia van Dijk si era guadagnato un posto speciale nella corte londinese. Il 9 dicembre 1641, quando a soli 42 anni, Antoon van Dyck muore nella sua casa di Blackfriars viene sepolto, con tutti gli onori e alla presenza della corte, nella Saint Paul Cathedral in Londra
Lascia un ricordo indelebile e un stuolo di seguaci. Così quello che nelle fiandre era conosciuto nel XIX sec come il bruno Rubens divenne in Inghilterra il Bruno Van Dijk. La diffusione della terminologia anglosassone ha fatto il resto.



