Una radiografia fa riemergere una figura dal “caos”
Jackson Pollock è conosciuto come uno dei massimi esponenti dell’ “action painting”. Infatti, dopo un breve periodo iniziale in cui faceva arte su tele tradizionali, da cavalletto, arrivo’ ben presto al dripping, cioè a questo modo di esprimersi che prevede una pittura in “azione” dove il colore viene letteralmente versato con più o meno violenza su la tela tesa sul pavimento. Per lui la pittura doveva richiedere il movimento di tutto il corpo, un coinvolgimento, quindi, non solo mentale ma anche fisico.
Come era consuetudine di altri artisti, soprattutto per le opere astratte, Pollock ha lasciato molti dei suoi dipinti senza titolo: “Untitled”. Dove Untitled veniva seguito da una lettera e dall’anno di esecuzione. A volte erano amici, critici d’arte, galleristi, a dare il titolo alle sue opere. Questo è anche il caso del dipinto del 1947 “Full Fathom Five“. A dare il titolo al dipinto è stato il vicino, Ralph Manheim.
Tuttavia, sembra che Pollock odiasse che si potesse pensare che il suo lavoro fosse il risultato del caos. Contrariamente a quanto appare a prima vista e a quanto scrivevano i critici d’arte ad es. Bruno Alfieri in “A Little Discourse on Jackson Pollok’s Paintings” (in “Modern Art, Venice, 8 June 1950):
“Chaos / absolute lack of armony / complete lack of structural organization / total absence of tecniquem, however rudimentary / once again, chaos”.
Quarant’anni dopo gli esami diagnostici hanno confermato che la sua azione non era affatto dettata dal caos.

Infatti, quando, nel 1999, è stato organizzato un simposio dal titolo Jackson Pollock New Approaches (disponibile online), si è colta l’occasione per rivalutare le sue opere anche attraverso lo studio della sua particolare tecnica, attraverso indagini radiografiche.
Il dipinto “Full Fathom Five“, tecnicamente, non è solo dipinto su tela ma include chiodi, fiammiferi, monete, bottoni, sigarette, tappi di tubi di vernice tra i vari strati. L’aspetto visivo è dato dalla sovrapposizione della pittura ma, al tatto, la texture restituisce superfici diverse dalla semplice pittura. L’immagine complessiva, creata dalla ragnatela di colori, ha una forma vagamente antropomorfa. Ma la cosa più curiosa è che lo studio ai raggi X rivela come tutto il “caos” non sia altro che il “nascondiglio” di una figura in piedi con il braccio alzato!

Forse qualcuno l’aveva già intravisto. Abbiamo già scritto come il titolo di questo dipinto non sia stato indicato da Pollock ma da un suo amico, nello specifico un traduttore, che probabilmente fa riferimento a “La tempesta” di Shakespeare, ed in particolare alla canzone che Ariel canta a Ferdinando descrivendo il padre, che il giovane crede sia annegato
“Full fathom five thy father lies / Of his bones are coral made / Those are pearls that were his eyes di lui”
“No Chaos, Damn It”, conclude James Coddington in uno dei capitoli della pubblicazione degli atti del convegno.
Come descritto dagli scienziati del suddetto simposio, nell’immagine a raggi X è visibile una struttura antropomorfa perché i materiali utilizzati da Pollock sono particolarmente radiopachi o comunque gli spessori sono maggiori in alcune zone.
Lo studio “Full Fathom Five” non è certamente isolato. Negli ultimi anni Pollock è stato oggetto di numerose analisi diagnostiche, soprattutto con indagini puntuali non invasive.
Del resto, il settore dell’arte contemporanea passa sempre più spesso sotto la lente dello scienziato. Anche se a volte le interpretazioni dei risultati non sono del tutto convincenti. Ad esempio, per Pollock, quando nel 2006 sono state trovate 24 presunte opere inedite dell’artista, queste sono state analizzate e dichiarate riconducibili a Pollock anche se alcuni dei materiali presenti non erano ancora brevettati alla morte di Pollock. Questa opinione si giustificava con la natura sperimentale del pittore e quindi con la possibilità che li avesse “provati” prima che venissero immessi sul mercato.
La questione dell’autenticazione delle opere d’arte, antiche o contemporanee, continua ad essere controversa. Per arrivare alla verità, quando possibile, è necessario affidarsi a chi come Art-Test, con la sua tecnologia e metodologia di analisi scientifica, propone un approccio adottato a livello internazionale e studiato passo dopo passo, sostenibile per qualsiasi tipo di collezionista. A volte si arriva solo a una piccola verità, ma meglio una piccola verità che una grande bugia, diceva Leonardo.




