Cosa si può fare perché tornino le opere di Antonello rubate a Messina?

Set 22, 2026 | Autenticazioni ed attribuzioni

Nel mezzo di una insopportabile calura estiva, nel giorno più di “ferie” di tutti, al Museo Interdisciplinare di Messina (MuMe) è successo l’impensabile, sono state rubate ben quattro opere di Antonello da Messina: tre tavole appartenenti al celebre Polittico di San Gregorio e una rara Tavoletta bifronte (raffigurante la Madonna col Bambino su un lato e il Cristo in Pietà sull’altro). Per altro in realtà le tavole trafugate inizialmente erano sei, ma due sono state abbandonate per strada durante la fuga, perché alcuni passanti si sono fermati a guardare queste interessanti tavole appoggiate in un angolo.

Dopo il Louvre, c’è stato un proliferare dei furti di arte, probabilmente in parte dovuto ad una sorta di emulazione, oltre che alla considerazione che i sistemi antifurto nei musei sono spesso inadeguati. Si è scoperto come sia fin troppo facile mettere a segno colpi milionari correndo pochissimi rischi.

Per il furto di Messina, ad oggi non si hanno ancora notizie di possibili sospetti, e del resto neanche per il furto al Louvre, o al TEFAF di qualche anno fa (ne avevamo parlato qui). I ladri scompaiono insieme alle opere.

Nelle ore successive al furto sono state avanzate tante ipotesi sul perché di un atto del genere e si è parlato di come le opere pittoriche così famose siano invendibili. Non sono gioielli che possono essere smontati e il cui valore sta anche nei materiali. Eppure i dipinti continuano ad essere rubati. Anche dipinti famosissimi e riconoscibilissimi.

Di certo opere del genere non le ritroveremo all’asta. Ma allora perché un furto simile? Le ipotesi che si fanno generalmente sono la vendita nel mercato illegale, oppure l’utilizzo delle opere come merce di scambio in traffici illeciti, ad esempio armi e droga. L’arte, si sa, si presta al riciclaggio di denaro.

Nel caso del furto del San Girolamo di Caravaggio rubato a Malta nel 1984 il dipinto rimase in mano ai malviventi per due anni, durante i quali tentarono invano di venderlo al governo maltese e a privati, arrivando persino a chiedere un riscatto di mezzo milione di lire maltesi, minacciando di bruciare l’opera se non fossero stati pagati. In questo caso il dipinto fu ritrovato, ed in casi simili, i quadri riemergono.

Ma tanti, la maggioranza, sono ancora apparentemente scomparsi. Dobbiamo quindi pensare ad altre spiegazioni.

Un aspetto che non abbiamo visto prendere in considerazione è il puro “piacere del possesso”, un sentimento morboso alla base della commissione di tanti furti o di campagne di scavo clandestine.

Art-Test, insieme ad enti di ricerca e altri colleghi diagnosti, è stato coinvolto all’interno di uno studio, consolidatosi in una mostra e in una pubblicazione, intitolato appunto Possesso, trafugamenti e falsi d’antichità a Paestum, e da anni collabora con enti di formazione su temi relativi ai trafugamenti e ai falsi di antichità per una comprensione più profonda del fenomeno dei trafugamenti e dei falsi. Un aspetto sul quale dovremmo forse soffermarci di più, a nostro parere, se vogliamo avere qualche speranza di ritrovare queste opere.

Emanuela Massa
Emanuela Massa