Gli impressionisti a un palmo dal naso (Parte I)

Giu 23, 2026 | Autenticazioni ed attribuzioni

Spesso ciò che studiamo, per piacere e per lavoro, non è ben rappresentato nei nostri musei, motivo per cui dobbiamo metterci in viaggio e, oltre alle grandi istituzioni, studiare nelle realtà più piccole o comunque nei musei “del territorio”.

Spinte dalla necessità di vedere dal vivo, e il più vicino possibile, le opere e i paesaggi ritratti, abbiamo intrapreso un tour della Normandia. Abbiamo visitato il Museo delle Belle Arti di Rouen, quello di Le Havre, Honfleur e Giverny. Allo stesso tempo, abbiamo ammirato i paesaggi e gli scorci delle varie città e dei paesi normanni frequentati dagli impressionisti.

In questo primo episodio del nostro viaggio-studio vogliamo parlarvi della mostra che Le Havre dedica a Claude Monet nel centenario della sua morte.

Le Havre è, nell’anima profonda, una vera città di confine: un porto monumentale d’Europa, costantemente esposto alla furia dei venti e delle correnti marine. La sua posizione geografica era talmente cruciale da segnarne il tragico destino nella Seconda Guerra Mondiale, quando i bombardamenti la rasero quasi completamente al suolo. Eppure, oggi quella stessa città sorge fiera tra i siti patrimonio mondiale dell’UNESCO, testimonianza immortale di una ricostruzione epica affidata ad Auguste Perret, il “mago” assoluto del cemento armato. Il suo stile, unico e inconfondibile, domina l’intero orizzonte urbano. Una ferita drammatica che è stata colmata magistralmente: proprio come accade in un restauro pittorico d’eccellenza, l’intervento moderno si mimetizza nel contesto, restando chiaramente distinguibile all’occhio attento, ma restituendo, finalmente, armonia, respiro e una perfetta leggibilità a tutta l’architettura locale. Proprio a lambire il lungomare troviamo il museo: un’architettura moderna che sfrutta appieno la luce offerta dall’apertura sul mare.

Della sua collezione permanente vi racconteremo un’altra volta, sappiate che è uno dei musei più rappresentativi per l’Impressionismo di cui conserva, oltre i grandi nomi, anche artisti chiave per la storia di questo movimento, così come lo fu Boudin.

Questa volta vogliamo descrivervi la mostra che Le Havre ha organizzato per celebrare Monet. https://www.muma-lehavre.fr/en/exhibitions/monet-le-havre)

100 opere circa, tra olii, matita e pastelli. Ma anche foto di famiglia.

 Si tratta di un vero viaggio che ripercorre la sua vita: dagli anni in cui tentava di conquistare una borsa di studio con composizioni ispirate ai suoi maestri (perché più conformi al gusto della commissione) agli schizzi sui taccuini che riprendono barche o elementi vegetali; dall’abilità nelle caricature, ai primi studi sugli aspetti atmosferici, sulla modulazione della luce e sulle conseguenze del vento sul mare e sulle spiagge, fino alla vita del porto di Le Havre. E ancora, i ritratti della sua famiglia e infine i tre dipinti che Monet regalò alla città a cui deve la sua ispirazione impressionista.

Parallelamente, e per i più curiosi, è possibile notare l’evoluzione della sua firma, non solo nella forma ma anche nella sostanza. Inizialmente Monet si firmava O. M., ovvero con il suo primo nome: Oscar. Solo successivamente iniziò a utilizzare il nome Claude, prima solo come C.M. e pian piano usando il secondo nome e il cognome per esteso.

Il Parlamento di Londra nella nebbia, 1903
Opera restaurata, applicazione di vernice

I dipinti che hanno destato la nostra attenzione sono tanti e ve li mostriamo nelle foto allegate, ma uno in particolare ha richiamato il nostro interesse più degli altri, e non per il soggetto o per l’importanza stilistica, ma per la sua didascalia. “Il parlamento di Londra avvolto dalla nebbia, 1903”. Si legge, infatti, che il dipinto è stato restaurato di recente per essere esposto alla mostra ma che, seppur privo di vernice in origine — scelta tecnica condivisa da molti impressionisti —, nel restauro si è deciso di applicare la verniciatura per rendere i colori più saturi.

Perdonateci ora una riflessione: perché? Perché non attenersi alla volontà di quella scelta tecnica originale? L’istanza storica soccombe a quella estetica? In questo caso avremmo preferito godere dell’opera così com’era stata creata.

Studiare la tecnica di un pittore, conoscerla profondamente, significa riconoscere chi si ispirò per esercizio di stile o per compiere un atto fraudolento, da un originale. Un dipinto impressionista oggi vale anche milioni d’euro ed è per questo che il mercato è invaso di falsi.

La mostra di Le Havre è bellissima nel rappresentare Monet come artista. Purtroppo, il catalogo non è assolutamente all’altezza. Una mostra del genere sarebbe stata una splendida occasione per analizzare i dipinti e studiare l’evoluzione della tecnica con indagini diagnostiche come la riflettografia e la radiografia, oltre che per approfondire l’evoluzione della tavolozza pittorica. L’analisi chimica dei pastelli sarebbe stata opportuna, questo tipo di medium non è ancora sufficientemente studiato, pochi i database e poche le informazioni che possono rintracciarsi in letteratura.

Un’attenzione particolare, inoltre, l’avremmo data proprio all’evoluzione della firma non solo come tratto grafico ma anche come scelta stilistica. Quando firmava? A strato pittorico asciutto oppure il colore della firma si mescolava allo strato pittorico del dipinto ancora fresco quindi mescolando i colori e creando striature non ripetibili se non si è a conoscenza della sua tecnica.

La mostra resterà aperta fino al 27 settembre. Una visita è vivamente consigliata.

Emanuela Massa
Emanuela Massa