Comprato come opera di bottega, poi restaurato e studiato, e acquistato come originale dal museo americano Kimbell
Già qualche mese fa vi avevamo dato conto di un capolavoro di Artemisia Gentileschi dato per perso e invece felicemente ritrovato (qui l’articolo). Si trattava in quel caso di una Maddalena penitente, tema molto amato dalla pittrice, che la galleria Robilant+Voena di New York aveva presentato a una mostra nel febbraio 2024 dal titolo “Ahead of Her Time: Pioneering Women from the Renaissance to the Twentieth Century”.
Adesso è la volta di un importante museo del Texas, il Kimbell Art Museum di Fort Worth, che recentemente ha acquisito un altro importante dipinto di Artemisia, e si tratta sempre di una Maddalena penitente. Di questa particolare composizione, con la santa come addormentata o in meditazione con la testa appoggiata sulla mano destra, si conoscevano alcune copie e si pensava, fino a oggi, che l’originale fosse andato perduto.

Ecco che la notizia che viene da Fort Worth richiama l’attenzione non solo degli studiosi ma anche del grande pubblico, visto che ormai la figura della Gentileschi, per secoli negletta, è oggi conosciuta anche dai non specialisti, ed è sempre più richiesta anche per arricchire le collezioni dei musei, che cercano giustamente di valorizzare anche le pittrici.
L’opera è stata dipinta verso il 1625-1626 ed è rimasta in mani private fin dall’epoca della sua realizzazione fino ad oggi. Al Kimbell Art Museum il dipinto è visibile dallo scorso 5 settembre, nella sezione che espone altri importanti capolavori della pittura italiana del primo Seicento, primo fra tutto I bari di Caravaggio (del 1595 circa) o il Cristo e la samaritana del Guercino (1619-1620 circa).
La storia iniziale del dipinto è abbastanza documentata: fu acquistata, e forse anche commissionata, da Fernando Enríquez Afán de Ribera, terzo duca di Alcalá e viceré di Napoli. Egli iniziò la propria carriera come diplomatico, divenendo ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede nel 1625-26, e poi fu vicario generale in Italia durante il papato di Urbano VIII Barberini. La sua carriera proseguì e venne nominato viceré di Catalogna, Napoli, Sicilia ed infine fu governatore del Ducato di Milano. Uomo famoso per la sua passione per l’arte e per la letteratura, fu patrono di molti artisti tra i quali in particolar modo Jusepe de Ribera. Le tante opere che acquisì negli anni le inviava regolarmente nella sua abitazione di Siviglia. Ci sono almeno due fonti settecentesche che descrivono il duca come committente di Artemisia proprio negli anni della sua ambasciata a Roma, e negli inventari della sua raccolta, c’è un’opera che viene descritta così “Una Mag.na sentada en una silla durmiendo sobre el braço de artemissa Gentileça romana”. Una descrizione che corrisponde perfettamente al nostro quadro.
Il dipinto, come gli altri in possesso di Fernando Enríquez Afán de Ribera, fu esposto nella sua celebre residenza, la bellissima Casa de Pilatos a Siviglia, dove, secondo altre fonti spagnole del XVII secolo, l’opera divenne famosa e molte volte copiata.
Infatti, una delle copie più famose che nei secoli ha tramandato la composizione gentileschiana, è conservata nella Cattedrale di Siviglia, tanto da essere da sempre stata il punto di riferimento per conoscere questo dipinto perduto. Nei secoli successivi, dopo essere rimasto agli eredi del duca di Alcalá, il dipinto scomparve, e riapparì solamente in un’asta della casa francese Tajan nel 2001, dove però fu presentata come opera di bottega di Artemisia Gentileschi. L’acquirente fu un privato, e in mano sua fino al 2024, quando il Kimbell Museum l’ha acquistata grazie a una società di intermediazione.
Artemisia Gentileschi ha affrontato il tema della Maddalena penitente per tutta la sua carriera, tema che già il Caravaggio aveva raffigurato più volte con i suoi contrasti drammatici di luce e ombra e l’uso di modelli dal vivo. La sua esplorazione di diversi momenti chiave nella narrazione della santa dimostra la straordinaria capacità di Artemisia di esprimere la spiritualità del personaggio attraverso l’intensa fisicità della figura femminile.
Nel dipinto del Kimbell, la Maddalena siede su una sedia decorata, dallo schienale alto. Tutto rivela nel corpo della donna il totale abbandono e la profonda meditazione sulla propria vita: il braccio destro appoggiato sul bracciolo per sostenere la testa inclinata, con un’ombra profonda sotto il collo e il mento; la mano destra inerte, che è piegata bruscamente. Il braccio sinistro invece affonda verso il basso, la mano cade sul grembo. Nell’ombra, sulla sinistra, un barattolo di unguento e un piccolo specchio con cornice nera giacciono su un tavolo. Questi oggetti, insieme al suo prezioso braccialetto e all’orecchino con la grande perla, la identificano come la santa pentita che rinuncia alla sua precedente vita di lusso e vanità.
La composizione è ravvivata da un delicato gioco di luci e ombre, catturato dall’abilità pittorica di Artemisia, che riesce descrive la materia della carne, dei capelli e delle stoffe degli abiti della Maddalena. Tra i passaggi più delicati le tonalità arrossate dei suoi occhi gonfi per il pianto, del naso e delle labbra, e il gioco delle castane ciocche ondulate di riccioli delicatamente intrecciate intorno alle sue dita.
In contrasto con alcune delle narrazioni più violente di Artemisia di donne forti ed eroiche, come Giuditta (tante volte rappresentata) e Lucrezia, la Maddalena Kimbell riesce a catturare un momento di grande introspezione, di contrizione e meditazione.
L’affermazione dell’autografia della pittrice risale a qualche anno fa, e l’autore della scoperta è uno studioso americano, Jesse M. Locker, esperto di pittura rinascimentale e barocca e autore di un importante volume su Artemisia Gentileschi. In un articolo pubblicato sulla rivista Apollo nel 2021 Locker affermava che sicuramente questa tela era l’originale dipinto dalla pittrice. Scriveva lo studioso, “Sotto ogni aspetto, (il dipinto) è più chiaro, più luminoso, più leggibile e meglio dipinto rispetto alle altre versioni conosciute, e mostra una sottigliezza di luce e colore, e una magistrale rappresentazione di carne e tessuto, che è coerente con l’artista all’apice dei suoi poteri. Inoltre, i dettagli ambigui, imbarazzanti o illogici nelle copie sono risolti e chiariti in questa versione”.
L’autore scrive queste parole perché ha potuto visionare l’opera dopo un attento restauro. Infatti, quando venne venduto dalla casa d’aste Tajan, il dipinto si presentava sporco e per questo difficilmente leggibile, anche per via di una vecchia ridipintura, che per fortuna nel restauro è risultata essere superficiale e quindi facilmente rimovibile. Il restauro dunque ha rivelando un’opera di alta qualità, mettendo in luce alcuni elementi che, secondo Locker, indicherebbero l’autografia da parte di Artemisia. Ci sono importanti dettagli stilistici che ci parlano di un autore di grande capacità come era la Gentileschi, come i sottili giochi di luce e ombra sul collo della Maddalena, oppure il modo in cui viene trattato il pizzo, che si piega e si curva a intervalli irregolari, e poi ancora la rappresentazione del panneggio con le sue ombre e luci costruite in modo ordinato e deliberatamente variegate. Ma c’è un dettaglio molto importante, che solo un’ispezione ravvicinata ha rivelato dopo il restauro, e cioè che l’artista ha inciso delle linee, visibili in luce radente, per segnare i bordi dei braccioli. Queste incisioni, presumibilmente fatte con una spatola o con la punta di un pennello, sono comuni e identitarie nelle opere di Caravaggio, e compaiono anche in molti altri dipinti di Artemisia.
Altro elemento a favore dell’autografia di questo dipinto è dato da alcuni dettagli dell’opera, che finalmente sono leggibili, come la natura morta sul tavolo accanto alla Maddalena, che nelle altre versioni presenta oggetti cupi e difficili da leggere. Oppure la nappa appesa alla tenda che tocca lo schienale della sedia appena sopra il collo della Maddalena che in delle copie, come quella della Cattedrale di Siviglia, diventa un ornamento di legno posizionato in modo improbabile e goffo sullo schienale della sedia.
Infine nell’Artemisia del Kimball si possono leggere due piccoli pentimenti: uno lungo il collo, dove una piccola abrasione rivela che l’artista ha rivisto il contorno del collo della Maddalena nel punto in cui incontra la sciarpa, e un altro dove la parte esterna del braccio destro della modella incontra la manica, dove sembra che l’artista abbia leggermente allargato il braccio. E si sa, i pentimenti si fanno quando si crea una nuova opera, non certo mentre si esegue una copia.
Ma chi ha dipinto la Maddalena Penitente di Siviglia?



