4 Dicembre
La riforma protestante del XVI secolo, in feroce opposizione alla tradizione cattolica, in nome della lotta alla licenziosità ed al lusso della Chiesa e delle opere che commissionava e conservava, si oppose fermamente alla presenza di grandi immagini della vita di Cristo, di Maria e dei Santi nei luoghi di culto. Arrivando spesso a spingere alla distruzione di quelle già presenti.
Il Concilio di Trento fu istituito come uno dei baluardi della Controriforma voluta dalla Chiesa Cattolica, e si riunì per affermare e rafforzare la dottrina corretta nei settori chiave.
La questione dell’adeguatezza dell’arte religiosa fu uno dei temi che il Concilio affrontò nel suo decreto conclusivo del 4 dicembre 1563.
In esplicita opposizione alle critiche della Riforma protestante, il concilio stabilì che era lecito usare le immagini. Anzi, si ribadì come la rappresentazione artistica fosse il mezzo più efficace per l’educazione religiosa. Ma proprio per questo le immagini dovevano essere di facile comprensione e proporre modelli morigerati.
Questo ebbe un impatto immediato sulla produzione artistica. Ad esempio il tema della crocifissione perse il carattere narrativo, denso di personaggi ed azioni, per semplificarsi alla sola croce o poco più, allo scopo di suscitare solo commozione e devozione. Ci fu poi un boom di santi tormentati, primi tra tutti San Girolamo e la Maddalena.
Ma uno dei primissimi effetti fu la censura della nudità. Anticipato dalle braghe agli ignudi del Giudizio Universale di Michelangiolo, si arriva in pochi anni a raffigurare il Cristo con la tunica anche quando viene battezzato nelle acque del Giordano.
Le nudità vengono coperte anche nel Bambin Gesù. Se prima erano ben evidenti a testimoniare la doppia natura umana e divina del Cristo, quando c’è un fazzolettino che casualmente copre proprio lì possiamo stare piuttosto tranquilli che l’opera è stata prodotta dopo il 1563.
Anche se magari una campagna diagnostica può dare risultati più precisi!



