The only “Taking of Odessa”

Mar 22, 2022 | Authentications & attributions

Ad Odessa, nel “Museo di Arte Occidentale e Orientale,” era, e speriamo lo sia ancora, conservata una delle numerose versioni de «La Cattura di Cristo», ovvero la rappresentazione della scena del Nuovo Testamento dell’arresto di Gesù.

La scena si compie nell’ora più buia, in senso letterale e metaforico, il Signore è fermo, “paziente e umile”, mentre gli eventi precipitano dopo che Giuda baciandolo lo ha tradito. I soldati catturano Cristo, mentre Giovanni fugge con le braccia alzate.

Dietro, a illuminare la scena, si alza una lanterna, sorretta da un giovane in cui si riconosce l’autoritratto di Caravaggio.

Fu grazie ad una commissione del nobile romano Ciriaco Mattei nel 1602 che il Merisi inventò questa straordinaria composizione, che divenne popolarissima, e venne riprodotta e ripensata da moltissimi artisti negli anni a seguire. Tanto che la versione originale in qualche modo si perse.

La composizione originale di Caravaggio era infatti minuziosamente descritta già dal seicento, ma per un lungo periodo il dipinto era scomparso, si pensava fosse andato perduto e ne fossero rimaste solo copie. La situazione cambiò nel 1993, quando si propose come originale il dipinto ora in Irlanda, a Dublino, la cui attribuzione passo da Gerrit van Honthorst a Caravaggio dopo l’analisi effettuate da uno studioso restauratore.  

Oggi sono conosciute più di 12 copie di questo dipinto e il primato di Dublino viene messo molto in discussione. Non si dice per ragioni diplomatiche, ma quasi tutti propendono perché si torni ad attribuirlo all’olandese.

Quale potrebbe essere allora l’originale? Una delle versioni più interessanti era al Museo di Odessa. E speriamo sia sempre lì e ci possa rimanere, anche se le immagini terrificanti che ci giungono dall’Ucraina, e i bombardamenti continui sulle istituzioni culturali, ci fanno temere il peggio.

Il quadro non ha avuto una vita facile neanche in passato: appena arrivato dalla Francia da Odessa, grazie ad un regalo fatto allo Zar e alla sua donazione successiva al Museo, scoppiò la Rivoluzione del 1917 e la successiva guerra civile. Odessa fu conquistata e persa all’Armata Rossa più volte. Durante la seconda guerra mondiale, la città fu bombardata pesantemente e poi occupata nel 1941 dalle truppe rumene e naziste. Il dipinto, probabilmente perché allora ritenuto una copia, non era nell’elenco delle opere d’arte che il museo aveva deciso di mettere in salvo. Del quadro non si seppe più nulla, fino a quando non venne inaspettatamente riconsegnato dalla Chiesa Cattolica Romana alle autorità sovietiche nel giugno del 1945, ben quattordici mesi dopo la liberazione della città.

Dopo un primo restauro nel 1951 ce ne fu un secondo nel 2008, anno in cui il dipinto fu oggetto di un furto su commissione, forse perché si era capito, proprio durante il restauro, che l’opera poteva essere ben più di una copia. La tela fu tagliata dal telaio e asportata arrotolata, come è facile intuire dai segni lasciati sull’opera. Il suo ritrovamento è del 2010 a cui è seguita una lunga operazione di restauro per ricongiungere la tela a quello che era rimasto sul telaio.

Le analisi fatte in queste occasioni hanno fatto avanzare qualche ipotesi più concreta di autografia o come minimo di una esecuzione molto prossima a quella dell’originale.

Ma non è l’unica copia su cui si fanno ipotesi di questo tipo.

But it is not the only copy on which hypotheses of this type are made.
Also in Florence there is a version, on which Art-Test made the scientific investigations, currently preserved in the Palatine Gallery, and which presents some very interesting “pentimenti” in Xray-image compared to the visible composition, which would deserve more in-depth studies, free from partisan interests, and brave.

In the meantime, we hope that Caravaggio’s will remain the only “Taking of Odessa”.

Anna Pelagotti

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