Chi ha paura degli influencer?

Gen 20, 2022 | Autenticazioni ed attribuzioni

Il patrimonio artistico e culturale italiano è indubbiamente enorme. Sembra, però, che non tutti vogliano usufruirne ed accedervi.

Avvicinare i giovani visitatori è tutt’altro che semplice, è necessario trovare un linguaggio adatto alla loro fascia di età, deve essere coinvolgente e accattivante.
Molti musei, non solo italiani – il primo a sperimentare in questo senso è stato il Met di New York nel 2013 – hanno provato a coinvolgere i giovani visitatori attraverso le strategie di influencer marketing.
L’ incremento delle visite da parte dei giovani è stato indiscutibile, ma il connubio influencer e musei ha destato non poco scalpore nel mondo della cultura, che non ha per niente gradito le star dei social nella veste di ambasciatori culturali.

Le Gallerie degli Uffizi, con la speranza di rilanciare l’immagine del museo in vista delle riaperture post pandemia, nel luglio 2020, hanno ospitato Chiara Ferragni (presentazioni non necessarie), approfittando  di uno shooting fotografico per la rivista Vogue, organizzato proprio nelle sale del museo.

In questa occasione la Ferragni ha potuto godere della bellezza delle sale grazie ad una guida d’eccezione: niente meno che il direttore, Eike Schmidt.

È evidente che gli Uffizi, così come altri musei nel nostro paese, hanno compreso che possono destare l’interesse dei più giovani, altrimenti difficilmente attratti dalla visita di un noioso museo, attraverso operazioni di marketing, che sfruttano l’immagine delle icone social contemporanee..

Chiara Ferragni è  stata definita “Venere contemporanea”dai social media manager degli Uffizi. Copy non troppo felice che, insieme alla pubblicazione delle sue foto davanti alle opere nelle sue  le ””, hanno scatenato polemiche da parte del popolo del web, ma non solo.

Influencer e musei

I moralisti del mondo dell’arte non vedono di buon grado l’accoppiata influencer  e musei, semplicemente per il fatto che i primi non sarebbero in grado di comprenderne il valore artistico e culturale, tanto meno di rappresentarlo e comunicarlo. Le critiche sono state rivolte ai Musei per le loro scelte considerate troppo commerciali.

Le “intromissioni” da parte degli influencer hanno, invece, avuto un grande successo. A parlare sono i numeri, che registrano incrementi dei visitatori. A quanto pare, neppure questo è servito a placare le polemiche degli “haters”, che considerano tutto questo un aggravante, in quanto questi sarebbero dei visitatori inconsapevoli, attirati solo dall’influencer del momento.


Questo della Ferragni è solo un esempio, probabilmente il più clamoroso, ma molti altri personaggi pubblici hanno collaborato con realtà culturali nel nostro Paese. Il rapper  Mahmood  ha girato il suo singolonelle sale delle Gallerie dei Re al Museo Egizio di Torino, il cantante Marco Mengoni a Palazzo Madama a Torino, l’infuencer Estetista Cinica nella vita Cristina Fogazzi, etichettata come “shampista”, si è fatta fotografare  all’interno della Cappella Sistina. Senza dimenticare il mondo della moda che da tempo sceglie i musei come location per dar maggior prestigio alla sfilate.

Evoluzione o contaminazione?

I moralisti sono contrari a che personaggi fatui assumano il ruolo di messaggeri culturali. Non è un pensiero del tutto errato, considerando che ci sono esperti con conoscenze e competenze molto più adatte. Quel che è certo che questi personaggi non hanno alcuna intenzione di essere considerati storici dell’arte. Stanno solo condividendo la loro personale visita, stanno esprimendo un loro personale  parere sul museo.

Questo linguaggio narrativo semplice che arriva a tutti, è uno stimolo ad incuriosire e spingere i giovani alla visita. Probabilmente non è errato considerare che qualcuno sia capitato all’interno del museo per puro spirito di emulazione, ma questo è grave?
Magari inconsapevoli varcano la soglia del museo, ma quel che è certo, è che sicuramente ne usciranno migliori.

A chi porta beneficio tutto questo? Chi impreziosisce chi? La notorietà di questi personaggi icone del web da lustro ai musei o il fascino senza tempo delle sale dei nostri musei accresce la popolarità degli influencer?

È vero che il personaggio pubblico ha grande successo ed è fortemente attraente, ma è anche vero che ha uno spasmodico bisogno di nuovi contenuti. Quale miglior fucina di idee e di reciproci favori se non il nostro immenso e molto spesso poco valorizzato patrimonio culturale?

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