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Gen 20, 2022 | Autenticazioni ed attribuzioni

21 Dicembre

Tra mura costruite da grandi blocchi di pietra, in quello che potrebbe essere un castello, due giovani innamorati si baciano appassionatamente. Una scena romanticissima che è diventata un’icona pop.

Ma che in realtà nasconde un messaggio politico preciso di amore nazionalista e di odio verso lo straniero. Francesco Hayez dipinse la prima versione de “Il Bacio” nel 1859.

Siamo in pieno Risorgimento. Dopo i moti del ‘48, è fallita la prima Guerra d’Indipendenza ma si combatte ancora, spesso in segreto. Memore della lezione carbonara, repressa nel sangue, Hayez per sfuggire agli interventi di censura, maschera gli ideali di cospirazione e lotta contro l’oppressione sotto la rappresentazione di eventi del passato.

A guardare bene il giovane che dà un bacio alla ragazza porta un pugnale e si appresta a salire il primo gradino della scala. Quest’instabilità fisica manifesta un certo nervosismo, come se il bacio fosse mosso non da un semplice anelito sentimentale, bensì da un’imminente partenza, e questo romantico gesto fosse in realtà uno straziante commiato. Un giovane patriota che saluta la ragazza amata prima di andare a combattere? Nell’ombra che si intravede sulla sinistra, una presenza nascosta, inquietante, forse una spia austriaca che sorveglia i due giovani.

L’opera riscosse un grande successo, tanto che Hayez la riprodusse in altre due versioni, con piccole modifiche fra l’una e l’altra. Anche queste in chiave patriottica. Nella prima versione, l’azzurro della veste della donna ed il rosso brillante della calzamaglia del giovane alludono non troppo velatamente al tricolore francese: Hayez, infatti, intendeva rendere omaggio agli accordi di Plombières tra Napoleone III e  Cavour. Nella copia del 1861, anno della proclamazione del Regno d’Italia, la veste della fanciulla assume una neutra tonalità bianca, in segno di omaggio verso l’unificazione italiana attesa così ardentemente. Nella terza versione l’Italia si manifesta invece nelle vesti dell’uomo, che qui – oltre alla già presente calzamaglia rossa – indossa anche un manto verde. E’ presente inoltre un panno bianco sulle scale, che quindi con il verde e il rosso simboleggia la bandiera italiana.

Fantasie da storici dell’arte? Niente affatto. Francesco Hayez, morto il 21 Dicembre 1882 a 91 anni, era stato molto attivo e schierato politicamente, fu amico di Mazzini e Manzoni, Berchet, Pellico e Cattaneo, e anche se dovette sottostare, nel corso della sua lunga vita, ai controlli e dagli interventi di censura predisposti dai Borbone, dagli Asburgo e dallo Stato Pontificio, sono molte le sue opere che contengono un messaggio patriottico risorgimentale criptato. Non esattamene un’immagine da Baci Perugina, anche se loro si sono effettivamente ispirati a lui.