Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione, secondo una famosa battuta. Ma, soprattutto, tanta preparazione!
Come è emerso chiaramente visitando “Draft”, una mostra appena conclusasi al Museo di Belle Arti di Bruxelles. L’esposizione ha esplorato il percorso creativo di artisti iconici come Rembrandt, Rubens, Magritte, ma anche Bernini, Calder, Delacroix e molti altri, attraverso schizzi, studi e disegni preparatori, compresi quelli scoperti grazie alla riflettografia infrarossa.
Sebbene siano spesso oggetto di studio, questi lavori preparatori raramente vengono esposti. Per questo motivo, la mostra è stata un’occasione preziosa per farci vedere come gli artisti osservino il mondo e ripensino dettagli e idee per renderli funzionali al loro scopo.
Niente come vedere uno schizzo preparatorio accanto all’opera finita consente di entrare nella mente dell’artista nel momento in cui sviluppa il suo progetto.
Anzi, osservando queste composizioni, che non erano pensate come opere compiute ma spesso rappresentano pensieri intimi, si ha proprio la sensazione di sbirciare dietro le spalle del pittore, seguendo il processo che lo porta dall’intuizione iniziale alla composizione finale. Un percorso spesso complesso, fatto di scelte, modifiche e invenzioni superbe.
Si capisce così che ogni opera d’arte è il risultato di un lungo lavoro creativo e meditativo, alla ricerca della soluzione perfetta. E che anche i più grandi maestri non erano esenti da difficoltà: “Per aspera ad astra“, o più prosaicamente, “no pain, no gain“.
Un esempio emblematico è Rubens, pittore barocco che gestiva il suo atelier con un’organizzazione quasi industriale. Nelle Fiandre, introdusse un elaborato sistema di schizzi, bozzetti a olio e “ricordi”, strumenti essenziali per la produzione in serie delle opere. Il Museo di Belle Arti di Bruxelles ha esposto una delle più importanti collezioni di questi, che l’artista stesso chiamava, in italiano, “disegni colorati”. Realizzati su supporti nobili destinati a durare nel tempo, questi bozzetti rivelano tutta la sua maestria tecnica e la ricchezza delle sue invenzioni, un passo intermedio necessario prima che il processo produttivo desse vita alle grandi tele che hanno segnato la storia dell’arte.
Il percorso creativo di ogni artista riflette non solo la sua genialità, ma anche le risorse tecniche disponibili nel suo tempo. Ad esempio, l’invenzione dei tubetti di colore permise agli impressionisti di dipingere all’aperto, ritraendo direttamente dal vivo. Tuttavia, le indagini tecniche hanno rivelato che, nonostante l’apparente spontaneità, anche le loro composizioni erano spesso lungamente studiate.
Anche le opere di un surrealista come Magritte, che sembrano tutte visioni oniriche o viaggi mentali, si scoprono invece frutto di un lavoro di osservazione e di pratiche correnti. Ad esempio per comporre una delle sue tele più conosciute: “La fata ignorante”, Magritte non ha immaginato un volto ideale, ma è partito dal ritratto, molto convenzionale, di Anne-Marie Crowet, prima a matita e poi a olio.
Questo è ciò che rende i disegni preparatori così affascinanti: ci avvicinano alla fatica dell’invenzione, rendendo questi geni più umani. Sono vere e proprie finestre sulla vita quotidiana degli artisti. Per questo, l’emozione di analizzare un’opera con la riflettografia infrarossa è indescrivibile: si può scoprire ciò che l’artista mai avrebbe immaginato di farci vedere. Non solo un’opera inedita, ma anche una parte della sua anima.
Se volete provare cosa si prova, non avete che da portarci un’opera da indagare…




