Può capitare di trovare nei cataloghi d’asta o alle fiere dell’antiquariato dipinti che ci ricordano altre opere, di autori famosi. Come è il caso di un piccolo dipinto giunto nel nostro laboratorio che “sembra quasi” Fattori.

Il cliente ci chiede una valutazione sullo stato conservativo per decidere se sottoporlo a restauro e ci confessa anche che è curioso di sapere se per caso il dipintino non potrebbe essere uno studio preparatorio della famosa “Libecciata” ora alla Galleria d’arte Moderna a Palazzo Pitti a Firenze

È un caso esemplare di una tipologia di richiesta che riceviamo spesso e quindi, con il permesso del proprietario, ve lo proponiamo come esempio di come si articolano i primi passi per l’autentificazione di un dipinto.

Fluorescenza UV del dipinto in analisi

Facendo un po’ di ricerca sul dipinto e sull’autore, scopriamo che il capolavoro del macchiaiolo ha ben due studi preparatori conservati entrambi alla GAM ed uno di questi è addirittura esposto insieme alla “Libecciata” ufficiale. Per scoprire se il dipinto che ci è stato sottoposto sia una copia, o una versione o un altro studio preparatorio, forniamo una campagna diagnostica multispettrale fotografica e una riflettografia a scanner (1700nm): in questo modo abbiamo contezza delle disomogeneità della vernice e dei possibili ritocchi grazie alla fotografia in Fluorescenza UV (che saranno anche utili per il restauro), mentre la Riflettografia ci darà informazioni sulla genesi dell’opera mostrandoci il disegno preparatorio.

Riflettografia IR del dipinto in analisi

Per meglio comprendere se il dipinto potesse essere un’ulteriore versione della “libecciata” grazie alla comparazione dei risultati delle analisi effettuate con letteratura scientifica di riferimento abbiamo studiato le indagini scientifiche eseguite su la “Libecciata” e su una delle sue versioni preparatorie.

Sapevate che le due versioni preparatorie della GAM hanno dimensioni differenti, impostazione prospettica differente e si diversificano per alcuni elementi? Purtroppo non abbiamo di entrambe tutte le informazioni scientifiche perché non sono state pubblicate. I dati disponibili sono quelli relativi ad uno dei due studi preparatori e alla versione finale.

La “Libecciata” ufficiale e il suo “bozzetto” differiscono per dimensioni, per tavolozza utilizzata e per preparazione del supporto. Sono uguali nella fibra del legno: pioppo.

Uno modo efficace per comprendere se un dipinto sia una copia o un dipinto originale è il confronto delle riflettografie. Fortunatamente in questo caso abbiamo a disposizione sia la riflettografia eseguita su entrambi i dipinti di Fattori esposti alla GAM che, ovviamente, sul nostro.

Possiamo certamente dire che sia sul nostro dipinto che sugli originali Fattori non vi è segno di alcuna tecnica di riporto da cartone o da altra impostazione che suggerisca una copia da un studio eseguito su altro supporto, come ad esempio la presenza di una quadrettatura che avrebbe agevolato la copia dell’impianto compositivo ingrandendo o rimpicciolendo una nuova versione.

Tuttavia esistono differenze significative.

Confrontando la riflettografia dei dipinti conservati presso la GAM di Firenze si ritrovano variazioni nelle composizioni delle due versioni.

Il “bozzetto” mostra un impianto compositivo soggiacente, a matita. E’ segnata la linea di confine fra terra e mare, fra mare e cielo e un chiaro ripensamento della linea di orizzonte tra mare e cielo

Riflettografia IR del bozzetto del dipinto “Libecciata” di G. Fattori conservato alla GAM di Firenze dove sono indicate alcuni tratti del disegno preparatorio

Il dipinto finale invece, in IR mostra come il pittore sia stato molto sintetico nel delineare l’impianto compositivo, indicando sostanzialmente solo la linea d’orizzonte mare/cielo eseguita con una stecca.

Riflettografia IR del dipinto “Libecciata di Fattori”, dove è indicata la linea dell’orizzonte tracciata dall’artista

Nel “nostro” dipinto invece non c’è segno di un impianto compositivo eseguito a mano libera né con un righello per le linee di confine dei limiti terra/mare e mare/cielo. Inoltre la totale assenza di disegno, che invece in Fattori, anche se in modo sintetico, è sempre presente, è un ulteriore fattore ostativo all’autografia. Ugualmente si nota che è realizzato su un supporto insolito per il pittore livornese.

Purtroppo, quindi, siamo di fronte ad una copia della forte “folata di vento” anche se “sembrava quasi…”

Emanuela Massa
Emanuela Massa