Per anni considerato un bozzetto di un imitatore minore, un dipinto di un museo olandese si scopre un capolavoro

Per anni hanno detto di no, che non era e non poteva essere un Rembrandt. Per anni le attribuzioni al pittore olandese sono state monopolio del Rembrandt Project. Ma il dipinto era di una qualità che non lasciava dubbi secondo Jeroen Giltaij, ex curatore del museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam. E quindi la svolta, che segue, in realtà un numero considerevole di casi simili.

L’opera era esposta in un angolo del Museo Bredius de L’Aia, e considerata di un imitatore tardo. Ma era un bozzetto e quindi la pittura, sosteneva l’esperto, non poteva essere quella rifinita della versione finale, per esempio dell’opera di soggetto simile, l’elevazione della Croce conservato presso la Alte Pinakothek di Monaco.

Una batteria di analisi, tra cui radiografia e riflettografia IR, sembrano dargli ragione. “La ricerca mostra che lo schizzo ha diverse modifiche apportate dall’artista durante la pittura, il che significa che la sua composizione è stata un processo creativo”, ha detto la restauratrice del museo: “I risultati più importanti dell’imaging tecnico sono quelli che rivelano il processo di esecuzione della composizione. Rembrandt ha iniziato con una composizione basata sul dipinto di Monaco e poi ha spostato la figura del cavaliere – le teste dei soldati – nell’angolo in basso a destra. L’immagine inoltre sembra rivelare la figura di un cane che è stato poi sostituito dal cavaliere”. “Questo significa che l’autore ha cambiato idea mentre dipingeva e quindi chiaramente non stava copiando un altro dipinto”, ha aggiunto.

il dipinto è stato sottoposto anche ad analisi chimiche, e non è emerso nessun anacronismo o contraddizione con i materiali usati da Rembrandt.

Ancora una volta le analisi sono fondamentali per approfondire la conoscenza di un’opera e per rettificare quella che era la verità sostenuta per anni. Chissà quante opere ancora aspettano di essere rivalutate!

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Anna Pelagotti
Anna Pelagotti