Riflessioni ante litteram sull’identita’ di genere

Un dipinto del genio Leonardo da Vinci ci consegna inaspettatamente una sua interessante riflessione sulla nozione di “identità di genere “, mai dibattuta come in questi ultimi tempi.

Cosa distingue e separa essere donna piuttosto che essere uomo? Dove si stabilisce il confine?

Premettiamo che la tavola con la Testa di Cristo adesso alla Pinacoteca Ambrosiana non viene unanimemente accettata come di mano leonardesca, nonostante l’indubbia qualità del dipinto, la presenza di uno sfumato da manuale e il convincente confronto dei dati scientifici (a cui Art-Test ha contribuito).

Noi però ne siamo assolutamente convinti, rapiti dalla potenza di questa immagine e anche un po’ da quello che stiamo per raccontarvi.

Di questa tavola abbiamo effettuato la riflettografia, per scoprire il disegno preparatorio, e abbiamo realizzato con immenso stupore che il disegno preparatorio per questa immagine di Cristo, raffigura una donna.

Il volto in riflettografia non aveva la barba, i capelli erano meno folti, in linea con quelli che erano i canoni del tempo, anche se in un ritratto ufficiale una donna avrebbe probabilmente preteso i capelli raccolti. Ma Leonardo aveva già dipinto la Scapigliata.

Le spalle sono piccole e tonde, come quelle considerate desiderabile per i canoni di bellezza del tempo.

Ma soprattutto, le piegoline delle veste si allargano per la inequivocabile presenza di un seno femminile.

Le immagini MultiLayer® fanno poi vedere come l’artista abbia modificato queste caratteristiche con pochi tocchi di pennello per modificare l’andamento delle pieghe della veste, e farle diventare verticali, per alzare la linea delle spalle e per aggiungere barba e allungare i capelli.

Pochi tocchi, nessuna modifica all’intensissimo sguardo, e una donna diventa un uomo. Si aggiungono i simboli della Trinità ed ecco la testa di un Cristo. Che nasce donna, metaforicamente.

Un messaggio fortissimo, un segreto che doveva rimanere tale fino a quando le analisi non l’hanno letteralmente riportato alla luce.

Chi se non Leonardo poteva osare tanto?

 

PS. Ne abbiamo già parlato pubblicamente a DNA Italia – Salone della Tecnologia Cultura Economia per il Patrimonio. Qui il video, caricato sul nostro canale YouTube. Le indagini sono pubblicate nel volume Leonardo in Francia, ed. Skira e in Il Caprotti di Caprotti – Storia di un pittore che non c’e’, a cura di Maurizio Zecchini per Marsilio

Anna Pelagotti

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