Dipinto per 50 anni creduto una copia, si pensa possa essere un originale Van Dyck
Christopher Wright, storico dell’arte noto per aver scovato numerosi capolavori non correttamente attribuiti, acquistò nel 1976, per 90$ una copia da Van Dyck del “Ritratto di Isabella Clara Eugenia, in veste di Clarissa”.
Il ritratto è rimasto appeso per anni alle pareti della casa di Wright, il quale era convinto che non fosse autentico, almeno fino a quando l’amico Colin Harrison curatore senior di arte europea all’Ashmolean Museum di Oxford, è stato letteralmente catturato dalla qualità del dipinto. Dopo averlo osservato attentamente ha notato alcuni tratti caratteristici che ricondurrebbero all’artista fiammingo, in particolar modo l’accuratezza nella realizzazione delle mani.
La ritratta non è una suora qualunque. Isabella, figlia del re di Spagna Filippo II, fu preparata fino dalla tenera età alla leadership. E quindi -a condizione che sposasse suo cugino Alberto VII, Arciduca d’Austria- il padre le cedette i Paesi Bassi spagnoli. Il matrimonio si fece nel 1599 e i due e iniziarono il loro dominio.
Del dipinto, il cui prototipo a mezzo busto è in realtà di Rubens, esistono più di 20 versioni. L’atelier di Van Dyck, come tutti gli altri contemporanei, prevedeva probabilmente la replica in molte copie di un dipinto “di successo”; copie che dovevano essere più simili possibile all’originale. Per questo nei dipinti di bottega è spesso difficile distinguere le varie mani, dal momento che sono usate tecniche molto simili e gli stessi materiali.
Dopo l’intuizione dell’amico, Wright ha deciso di approfondire la questione facendo esaminare e restaurare il dipinto al Courtauld Institute of Art di Londra.
Nel resoconto conclusivo si legge che le analisi portano a proporre provvisoriamente che il dipinto possa essere attribuito al laboratorio di Van Dyck e che sia stato “completato durante la sua vita e sotto la sua supervisione“. Si possono leggere tutti i dettagli nel report: Painting Pairs: Art History and Technical Study 2018 – 2019”, che è stato lodevolmente reso pubblico.
Gli esperti, dopo le approfondite ricerche effettuate, che, come in tutti i protocolli seri, hanno compreso radiografia, riflettografia, fluorescenza UV e analisi chimica dei materiali, hanno trovato compatibilità con l’ipotesi che il ritratto possa esser stato realizzato fra il 1628 e il 1632.
Fino al 1632, quando si trasferì a Londra, infatti, van Dyck lavorò come ritrattista per l’aristocrazia spagnola.
Inoltre, la sovrana abbigliata da clarissa e lo sfondo cupo e povero di dettagli riportano al lutto dopo la morte del marito Alberto, avvenuta nel 1621. Isabella, guidò da sola il paese fino al 1633, anno della sua scomparsa, nel periodo che è considerato l’età d’oro dei Paesi Bassi spagnoli.
Il ritratto influenzò in maniera virale il mondo dei ritrattisti, tanto da far emergere copie anche non di bottega.
Wright, è oggi convinto che il dipinto che ha avuto di fronte per oltre 50 anni, sia un autentico van Dyck e che possa valere fino a £ 40.000.
Lo storico, ovviamente, è ben felice del risultato, tanto che ha intenzione di esporre il ritratto in un’istituzione pubblica. Il dipinto sarà prestato per far parte della collezione permanente al Cannon Hall Museum di Cawthorne. Andrà così ad implementare questa già ricca e rinomata collezione di dipinti olandesi e fiamminghi del XVII secolo.
Curiosamente anche nel 2019 un altra presunta copia dello stesso ritratto della collezione Walker Art Gallery fu elevata da copia a originale.
Sarebbe interessante avere i dettagli tecnici anche di quel dipinto, la cui attribuzione è cambiata in seguito ad una analisi visiva da parte della studiosa S.J. Barnes, autrice del catalogo ragionato.



