Caravaggio a Firenze

Mar 18, 2025 | Art-Test notizie, Autenticazioni ed attribuzioni, Mostre

A Firenze una mostra per conoscere, oltre al pittore e alle sue tele, anche Roberto Longhi e Anna Banti, che Caravaggio lo (ri)scoprirono.

Dal 27 marzo al 20 luglio 2025, Villa Bardini a Firenze ospita la mostra Caravaggio e il Novecento. Roberto Longhi, Anna Banti. Si tratta di un progetto espositivo che va oltre la semplice esposizione di opere d’arte e si configura come un racconto appassionante, dedicato a una delle coppie più influenti del panorama intellettuale e storico-artistico italiano del Novecento.

Fu proprio Roberto Longhi, nel 1951, a riportare l’attenzione sul genio di Caravaggio, organizzando la celebre mostra milanese a Palazzo Reale, visitata da oltre 400 mila persone. Un evento molto importante che segnò una svolta nella storia dell’arte italiana: da pittore dimenticato e relegato ai margini, Michelangelo Merisi tornò finalmente a essere riconosciuto in modo diverso, non più l’ultimo dei pittori del Rinascimento, ma il primo dell’epoca moderna.

Promossa da Fondazione CR Firenze, in collaborazione con la Fondazione Roberto Longhi, e curata da Cristina Acidini e Claudio Paolini, la mostra fiorentina mette in luce l’opera pionieristica di Roberto Longhi e Anna Banti nella riscoperta e nella divulgazione dell’arte italiana del Seicento. Un impegno che i due studiosi portarono avanti non solo attraverso le loro ricerche, ma anche con la divulgazione di contenuti culturali sui principali mezzi di comunicazione dell’epoca: televisione, radio e settimanali popolari. Un’opera di divulgazione che aveva un obiettivo preciso: rendere l’arte accessibile e comprensibile a tutti.

Caravaggio e il Novecento. Roberto Longhi, Anna Banti
Villa Bardini, Firenze – 27 marzo / 20 luglio 2025
A cura di Cristina Acidini e Claudio Paolini
Promossa da Fondazione CR Firenze e Fondazione Roberto Longhi

La mostra a Villa Bardini presenta 40 opere che raccontano questa riscoperta e il suo impatto sull’arte del Novecento. Accanto agli Apostoli di José de Ribera, a una selezione di dipinti di Giorgio Morandi, De Pisis, Guttuso, fotografie e documenti storici, spicca una delle tele più celebri di Caravaggio: Il ragazzo morso da un ramarro.

Il dipinto, considerato uno dei primi lavori del Merisi, è noto in due versioni molto simili. La versione esposta in mostra, di proprietà della Fondazione Roberto Longhi, è stata sottoposta a indagini diagnostiche condotte da Art-Test, insieme alla dott.ssa Roberta Lapucci presso la fondazione Longhi; l’altra è conservata presso la National Gallery di Londra.

Il dipinto della Fondazione Longhi durante le acqusizioni multispettrali

Non esistono fonti certe che attestino un committente per quest’opera, e si presume che Caravaggio l’abbia realizzata senza una commissione specifica, probabilmente negli anni ’90 del Cinquecento. Per lungo tempo, la paternità della versione longhiana è stata messa in discussione, vedendola attribuita a un pittore vicino al Manfredi.

Ormai da alcuni anni si è aperto un ampio dibattito che riconosce l’ipotesi che Caravaggio replicasse le proprie invenzioni, aprendo, così, la strada alla possibilità che l’artista realizzasse diverse versioni autografe.

Le due tele, sono molto simili, anche per le dimensioni.
Ciò che risulta evidente in entrambe le versioni è la base preparatoria che emerge in alcuni punti dei dipinto, ciò rivela l’uso di pigmenti a base di terra per la preparazione e la presenza di bianco di piombo, terre e cinabro, elementi tipici della tecnica pittorica di Caravaggio.

Il soggetto è un giovane dai capelli ricci, adornati da una rosa, colto nell’istante in cui reagisce al morso di un ramarro nascosto tra i fiori e i frutti disposti in una caraffa di vetro. L’espressione di dolore e spavento del ragazzo restituisce un’immagine straordinariamente viva, intensamente drammatica, che ebbe un indubbio successo.

Il significato dell’opera può essere duplice: da un lato, un’allegoria dei pericoli nascosti dietro ai piaceri dei sensi; dall’altro, un messaggio di carattere religioso. La presenza delle ciliegie – simbolo della Passione di Cristo e del martirio – apre infatti a una lettura spirituale, in cui il dolore diventa parte integrante del percorso umano e divino.

Chiara Martine Menchetti
Chiara Martine Menchetti