Chi controlla l’autenticità degli oggetti esposti?
Sembrerebbe assodato che se un’opera viene prescelta per una mostra, e quindi viene inserita nel relativo catalogo, è perché è riconosciuta come sicuramente “autentica” dagli specialisti.
Quante volte, infatti, a sostegno dell’autenticità di un’opera, abbiamo sentito la frase: è un’opera pubblicata quindi non ci sono dubbi sulla sua autenticità?
Purtroppo però abbiamo dovuto constatare che non è sempre così. E’ ancora nell’aria il caso dei Modigliani di Genova, ma ce ne è già un altro forse ancora più clamoroso.
A Roma nel maggio 2023, presso la prestigiosa sede espositiva dell’Ara Pacis, fu inaugurata una mostra dal titolo “Lex, Giustizia e Diritto dall’Etruria a Roma”. Scopo della mostra era proprio quello di illustrare al pubblico il concetto di giustizia nell’antichità, in particolar modo nel mondo etrusco e romano.
Dichiaratamente in mostra erano presenti sia reperti autentici che copie. Ad esempio nella sezione in cui erano raccolti gli oggetti in uso ai magistrati, erano stati affiancati manufatti autentici e copie moderne tra cui la copia di un affresco il cui originale è esposto al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo.
Per evidenziare quanto i reperti antichi fossero oggetto di commercio illecito e contraffazione, il curatore decise anche di inserire una sezione dedicata Nucleo di Tutela dei Carabinieri, un omaggio a chi negli ultimi decenni ha agito per contrastare queste azioni delinquenziali.
La mostra chiuse nel settembre dello stesso anno. Ma non le polemiche.
Studiosi e visitatori avevano infatti sollevato dubbi su alcuni reperti. Ed apparentemente a ragione. Indagini e analisi, ancora non concluse, hanno svelato come ben 3 manufatti tra quelli presentati come originali sono risultati falsi.
Dalle indagini sembra emergere una rete di fornitori che avrebbe proposto al curatore i reperti per il prestito alla mostra. Il particolar modo un collezionista.
Ora ci si chiede come sia possibile visto che i prestiti per le mostre sono regolati ed è prevista una documentazione che copre tutti gli aspetti, non solo il conservativo. Quando si parla di beni provenienti da collezioni private, il proprietario deve provare la proprietà, che deve essere ovviamente lecita, e la “provenance”, ovvero la traccia delle proprietà passate, oltre a indicarne il valore ai fini assicurativi.
Da quanto appreso dai giornali, i manufatti ritenuti falsi sembrano essere stati acquistati su una nota piattaforma di compravendita online.

Ci chiediamo chi ha immesso sul mercato questi reperti quali documenti avrà mostrato, in modo da certificare non solo la lecita provenienza dell’opera ma anche la sua autenticità?
Possibile che il curatore della mostra, un archeologo, non abbia controllato e si sia fidato ciecamente del collezionista?
Come ben sapete questo è un argomento che ci coinvolge su più fronti, non solo quotidianamente durante il nostro lavoro di laboratorio, ma anche perché da anni ormai facciamo parte del corpo docente della scuola biennale di alta formazione in “Archeologia Giudiziaria® e crimini contro il patrimonio culturale”. Questa scuola negli anni si è affermata nel panorama della formazione specialistica ed il Centro per gli Studi Criminologici, Giuridici e Sociologici (CSC) a cui appartiene questa scuola, rientra tra gli Istituti Culturali del Ministero della Cultura.
In questi anni abbiamo sempre messo in guardia gli alunni perché vaglino tutte le peculiarità dei manufatti e perché siano attentissimi alla loro storia conservativa. La nostra parte della loro formazione a loro serve perché sappiano esporre al diagnosta i propri dubbi e perché possano cercare insieme la soluzione più efficace a certificare l’autenticità di un reperto.
Le mostre, quando sono curate con attenzione, sono un momento di studio e approfondimento oltre che di divulgazione culturale, non ci sembra proprio il caso, invece, divulgare la cultura dell’illecito e del contraffatto.
Ma in questo caso dove ha origine l’inganno? Chi ha ingannato chi? L’archeologo, oggi indagato, era ignaro di esporre dei falsi? Il collezionista è stato coinvolto in un incauto acquisto? Chi ha immesso sul mercato i reperti?
Siamo certi che i prossimi mesi verrà scoperto tutto quel che c’è da sapere su questa storia.
Noi continueremo il nostro lavoro con serietà e nella convinzione che ogni reperto sottratto illecitamente al nostro patrimonio, ogni reperto contraffatto, sia un danno gravissimo perché distorce la nostra storia e oscura la nostra cultura.
Oltre a minare la fiducia nelle istituzioni culturali e nel mercato dell’arte. Un vero disastro.



