Joyce Terreni

Feb 7, 2023 | Restauro

Come sei diventata restauratrice? Quale è stato il tuo percorso formativo?

L’arte e nello specifico la scultura mi hanno sempre appassionata. Per esempio, avere un oggetto antico fra le mani, con un suo vissuto, sapere che nel corso del tempo sia passato di mano in mano fino a giungere a me per ricevere le mie “cure” mi affascina da sempre. Si diventa restauratori non solo facendo pratica ed esperienza all’interno del proprio laboratorio ma avendo anche la curiosità di guardarsi intorno, partecipando a corsi di aggiornamento, collaborando con restauratori operanti anche in altri settori e con figure professionali attinenti, come storici dell’arte e professionisti specializzati nella diagnostica dei Beni Culturali.  Inoltre, importante e fondamentale è comprendere le esigenze del cliente, saperlo consigliare, decidere assieme la procedura più adeguata al restauro dell’oggetto, guidandolo nella scelta finale agendo nel pieno rispetto dell’opera. È un lavoro che richiede passione, dedizione e pazienza, essere disposti a sacrifici e a qualche rinuncia.

Dopo il diploma al Liceo Artistico, mi sono avvicinata all’arte del mosaico frequentando il laboratorio del Prof. Giancarlo Raddi e, successivamente, il corso professionale di Restauro Ceramica e Materiale Lapideo presso l’Istituto per l’Arte e il Restauro Palazzo Spinelli di Firenze. Terminata la formazione ho iniziato l’esperienza lavorativa collaborando per 8 anni con la restauratrice Franca Gambarotta, per poi portare avanti in autonomia il mio studio di restauro.

Parliamo ora di un tuo lavoro. Con Art-Test ci sono state molte occasioni di collaborazione, quale vuoi ricordare?

Collaboro con Art-Test da circa 10 anni, fino ad ora mi sono avvalsa del loro supporto soprattutto per esami diagnostici di termoluminescenza. L’ultima collaborazione, senz’altro quella più interessante, è legata ad una scultura cinese antica, un manufatto in pietra scolpito a tuttotondo raffigurante Buddha. La superficie era rivestita da una stesura preparatoria molto spessa, sopra la quale era presente una pellicola pittorica ad imitazione del bronzo. Infine, in origine, il tutto era ricoperto da una sottilissima lamina di rame, di cui ne restavano soltanto pochi lacerti. Attraverso l’indagine stratigrafica è stato possibile ricostruire la storia del manufatto e la lettura ragionata delle stratificazioni mi ha consentito di tracciare il recupero dell’opera. Le indagini diagnostiche hanno consentito anche una datazione indiretta, riconoscendo una tecnica in uso nell’area di produzione del manufatto.   

-In generale quali sono i problemi che più comunemente si incontrano durante un restauro in cui è più utile la diagnostica? E che vantaggi comporta ad un restauratore affiancare ad un progetto di restauro una campagna diagnostica mirata?

La diagnostica permette di valutare e comprendere meglio lo stato conservativo di un’opera, consentendo al restauratore di mettere a punto un intervento di restauro mirato e con le migliori tecniche operative a disposizione, agendo nel pieno rispetto del bene.

-Lavori da molti anni in questo campo, che cambiamenti hai notato per esempio a livello di clientela, prezzi e committenze?

Nel corso degli anni, è stato possibile costruire un rapporto molto solido e di fiducia con la clientela, sia italiana che estera. Desidero poter offrire un servizio sempre più competitivo e all’avanguardia, sia in studio che nei cantieri, continuare a farmi conoscere e far apprezzare il mio lavoro.