Non tutti i Selfie vengono per nuocere

Ott 25, 2020 | Art-Test notizie

Selfie nel 2013 è stata eletta come parola dell’anno e non è più uscita dal vocabolario. I selfie non sono solo una moda effimera, e questo ormai è assodato, e poco importa se la prima assonanza é con selfish, che significa egocentrico. Essere è condividere e se non condividi non sei nessuno.

L’arte finisce spesso per essere solo uno sfondo. Più che del godere il momento, c’è l’ansia spasmodica di mostrare quell’attimo in cui ci troviamo davanti a quell’importante monumento.  Opere d’arte e architetture più o meno famose  si percepiscono spesso solo come impressionanti scenografie, e il tempo della visita si consuma in pochi veloci gesti: inquadrarescattarepostare.

Si tratta, con tutta evidenza, di un momento transitorio, effimero: la condivisione del nostro selfie diventa la parte essenziale il luogo diventa secondario, per quanto affascinate o famoso, tutto si riduce a un paradossale e grottesco scatto in cui lo spettatore diviene parte integrante dell’opera d’arte, con il ruolo di protagonista.

Ciò di cui si ha bisogno è attirare l’attenzione e l’unico requisito dell’opera è che sia fotogenica, stupisca, insomma che sia “instagrammabile”. Ma questo ha anche un lato positivo. Infatti, questo sempre più imperante bisogno di far conoscere il luogo in cui siamo, alimenta la curiosità e sempre più “influencer” sono attratti dalla voglia di immortalarsi proprio davanti ad un’opera d’arte o monumento. Tutto ciò potrebbe essere un potente strumento di diffusione culturale.

Sempre più musei, che prima proibivano di scattare le fotografie, adesso propongono loro stessi di fotografare le opere d’arte, inventano hashtag per pubblicizzare e sherare la mostra o l’evento del momento.

Questo è un modo diverso di avvicinare sempre più persone all’arte. Sicuramente molto diretto ed efficace. Che sia artistico o meno, dunque, oggi il selfie rappresenta un mezzo creativo e per trasmettere un pensiero, uno stato d’animo, una condizione sociale. Un’autorappresentazione di sé che si trasforma, molto spesso, in performance di dubbio gusto, ma che se ben utilizzato può divenire un grande mezzo di diffusione di bellezza e cultura.

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