Nuovi Rubens scoperti nei depositi del museo

Feb 20, 2022 | Autenticazioni ed attribuzioni, Mostre, Scoperte

Alla Staatsgalerie in Stoccarda, le indagini diagnostiche hanno portato a risultati sorprendenti

Diversi dipinti di mano di Rubens sono stati recentemente scoperti e presentati al pubblico nella mostra di Stoccarda «Becoming Famous», appena conclusasi, che ha raccolto più di 90 opere d’arte, conosciute e sconosciute, legate agli inizi della carriera del maestro fiammingo, fino al 1620.

In effetti, sono gli ultimi due anni di chiusura forzata, dovuti all’epidemia di pandemia di COVID19, che hanno fornito alla Staatstgalerie l’occasione per un studio approfondito della collezione, comprese le opere dei depositi. Indagine che ha poi fornito questi sorprendenti risultati, tutti correlati ai primi anni di Rubens, quando voleva a tutti i costi “diventare famoso”, da cui l’idea per la mostra.

Come sappiamo, ci è riuscito a diventare famoso: le sue opere sono esposte in tutti i grandi musei e sono frequentemente il soggetto di mostre in tutto il mondo. Il suo stile è altamente riconoscibile. Ma anche quando era in vita si faceva a gara per accaparrarsi le sue opere. Come riuscì a diventare così celebre?

Sembra che una volta abbia detto ad un collega: “Quando mi vedi non fare nulla è quando lavoro di più “. Rubens non è mai stato solo un pittore. Oltre a provenire da una rispettata famiglia di Anversa, il che gli garantì i benefici di un’educazione umanistica, si sforzò di stabilire da subito una rete di contatti con i grandi intellettuali ed i potenti del suo tempo.

Sebbene incredibilmente dotato come pittore, sembrava sapere chiaramente che per avere successo doveva padroneggiare tutto ciò che riguardava la produzione artistica: dalle immagini ai materiali, dalla tecnologia al … marketing.

Questo doveva essere evidente anche ai contemporanei, si veda ad es. il dipinto “The Gallery of Cornelius van Geest”, di W. Vand Haecht II, dove Rubens è ritratto al fianco di Alberto VII e di sua moglie, Isabella Clara Eugenia, sovrana dei Paesi Bassi asburgici, mentre cerca di guadagnare la loro attenzione.

Un particolare della “Galleria di Cornelius van Geest”, di W. Vand Haecht II

Per quanto riguarda il suo immaginario e i suoi riferimenti artistici, tuttavia, Rubens gettò le basi del suo successo durante il suo soggiorno in Italia tra il 1600 e il 1608, quando studiò l’arte antica e rinascimentale locale. Molti dei suoi dipinti di questo periodo, e degli anni successivi, fanno riferimento diretto a ciò che in Italia vide e copiò.

Negli anni, Rubens e la sua grande ed organizzata bottega produssero probabilmente migliaia di dipinti, quindi non sorprende che ci siano ancora scoperte da fare. A Stoccarda gli studi hanno permesso  un primo ritrovamento riguardante l’identificazione dei soggetti del doppio ritratto nella collezione museale “Geronima Spinola Se la nipote Maria Giovanna Serra”, del 1605, quando il pittore soggiornava a Genova.

Ma non solo: ben undici ritratti di imperatori romani sono stati identificati come opere di Rubens e della sua bottega. In questo caso sono proprio le accurate indagini diagnostiche ad aver aiutato a distinguere la mano del maestro da quelle degli alunni.

Il ritrovamento più eclatante è forse però la “Testa Femminile” un tempo considerata una copia e ora attribuita integralmente al maestro. Grazie alla diagnostica per immagini e all’analisi materica è stato chiaro come il dipinto fosse stato probabilmente prodotto nei primi anni del Seicento e come originariamente fosse un olio su carta, poi riportato su tela e infine su una tavola di legno. Questa straordinaria cura nella conservazione è un’indicazione di un’opera d’arte di per sé pregiata, anche se, chiaramente questo non è sufficiente per un’attribuzione.

Tuttavia, i risultati tecnici hanno trovato una chiara corrispondenza con i risultati delle analisi stilistiche svolte da Nico Van Hout, ora Head of Collection Research – Curator Seventeenth Century Paintings, Koninklijk Museum voor Schone Kunsten (KMSKA) ad Anversa, Belgio, e quindi non ci sono più grandi dubbi.

Sono scoperte di grande importanza, che arricchiscono non solo il patrimonio del  museo ma anche la conoscenza e la cultura di tutti.

Possiamo solo sognare quante altre se ne potrebbero fare in molte altre collezioni. E senza bisogno di una nuova pandemia!

Anna Pelagotti

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