Primitivi a chi?

Ott 28, 2025 | Autenticazioni ed attribuzioni

Un convegno al Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo ha permesso di rivelare l’estrema raffinatezza delle tecniche impiegate da Margarito e dai suoi contemporanei

Un grande progetto internazionale ha riunito moltissime tra le più prestigiose istituzioni europee e statunitensi per uno dei più ampi studi mai condotti sulle tecniche pittoriche italiane del XIII secolo, il cui culmine sono stati tre giorni di convegno dal 9 all’11 ottobre scorsi.

Cinque anni di ricerche multidisciplinari hanno intrecciato analisi scientifiche e indagini d’archivio, restituendo una nuova visione della pratica artistica di Margarito d’Arezzo, considerato un artista fondamentale nella transizione dalla pittura bizantina alla pittura italiana primitiva, ma anche del contesto culturale in cui operava. Si è indagata la vivace e variegata produzione artistica del XIII secolo, un periodo poco studiato, ma che ha rivelato aspetti tecnici assolutamente raffinati ed affascinanti. Tra questi l’uso assolutamente sapiente delle foglie metalliche per ottenere mille effetti diversi, delle lacche o degli inclusi in vetro e pietre semi preziose, chiari rimandi ai vertici raggiunti dall’oreficeria, o la raffinatezza compositiva di dettagli diventati nel tempo completamente invisibili o molto difficili da distinguere a causa del degrado dei materiali, e ora riapparsi grazie alle indagini e al restauro.

Tutto è iniziato nel 2020, con il restauro e lo studio tecnico della Vergine col Bambino in trono con scene della vita dei santi conservata alla National Gallery di Londra. La ricerca ha presto coinvolto la National Gallery of Art di Washington, dove si trova un’altra opera di Margarito, la Madonna col Bambino in trono con quattro santi. Le indagini scientifiche condotte sui due dipinti hanno rivelato dettagli nascosti e spinto i conservatori americani a intervenire sull’opera, facendo tornare visibili le parti coperte da antiche ridipinture.

Il progetto si è poi ampliato, includendo il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo e la SUPSI, la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana, che ha condotto indagini non invasive sul dossale del Santuario delle Vertighe. Grazie a un finanziamento europeo, nel 2023 i ricercatori italiani e svizzeri hanno lavorato a Londra insieme agli esperti della National Gallery, aprendo la strada a nuove campagne di analisi che sono state possibili grazie alle infrastrutture di ricerca finanziate dalla Commissione Europea.

Parallelamente, la Pinacoteca Nazionale di Siena e l’Università di Siena hanno avviato studi sul San Francesco d’Assisi conservato nel museo, mentre la Soprintendenza di Siena, Grosseto e Arezzo ha promosso ricerche sulla Madonna col Bambino di Santa Maria in Valle.

Un progetto considerevole che ha permesso di condividere moltissimi dati su opere che non sono solitamente le più studiate.

I risultati di questo lungo lavoro hanno permesso di restituire la complessità e la modernità della sua arte ma anche di quella dei suoi contemporanei, capaci di lavorare la materia in modo mai più eguagliato, come per l’uso di una preparazione di cuoio per ottenere un effetto smaltato, che resiste al passaggio del tempo.

La pubblicazione dei contributi del convegno costituirà sicuramente una pietra miliare per lo studio della pittura di questo periodo. Nel frattempo sono stati messi in rete le registrazioni del convegno sul canale del MNAMMA di Arezzo.

Art-Test aveva indagato il San Francesco della Pinacoteca di Siena.

Anna Pelagotti
Anna Pelagotti