Rembrandt o non Rembrandt?

Nov 26, 2025 | Aste, Autenticazioni ed attribuzioni, professionisti della cultura, Scoperte

La diagnostica aiuta

In asta la prossima settimana, rispettivamente da Christie’s e da Sotheby’s, due dipinti collegati a Rembrandt: il primo, da Christie’s, è stato recentemente declassato a “seguace di Rembrandt” (Christie’s); il secondo, da Sotheby’s, ha visto la propria attribuzione passare da Carel Fabritius a Rembrandt (Sotheby’s).

Il dipinto di Christie’s è accompagnato da un’analisi dendrocronologica che fissa come data post quem circa il 1588, mentre l’uso del rovere baltico indica che il pannello è anteriore al 1655 circa. Le date tornerebbero. In questo caso, l’attribuzione è stata effettuata principalmente sulla base di considerazioni stilistiche.

Dipinto attribuito a Rembrandt, in asta da Sotheby’s

Nel caso del dipinto in asta come Rembrandt autografo, il corredo documentale è molto più corposo e comprende le tecniche “classiche” di analisi scientifica: radiografie, riflettografie e analisi dei materiali e delle tecniche pittoriche. Questi studi non solo hanno consentito di verificare la compatibilità con il modus operandi di Rembrandt, ma hanno anche permesso di riscoprire dettagli nascosti che hanno portato a individuare il vero soggetto del dipinto, da Ritratto di Titus (il figlio di Rembrandt) a Saint John on Patmos, per il quale probabilmente ha posato Titus stesso.

Queste riattribuzioni non sono infrequenti. Ad esempio, nel 2023–2024 è rientrato all’asta un dipinto intitolato The Adoration of the Kings: fino a poco tempo fa era catalogato come “Circle of Rembrandt”, quindi non autografo, ma dopo uno studio di diciotto mesi la casa d’aste lo ha presentato come un “Rembrandt recentemente riscoperto”. Questo “upgrade” ha moltiplicato il valore stimato dell’opera, portandolo a cifre dell’ordine delle decine di milioni.

Tuttavia, non tutte le revisioni vanno in senso positivo: di recente il museo Mauritshuis dell’Aia — che custodisce un nucleo importante di opere associate a Rembrandt — ha ridotto l’attribuzione di tre dipinti un tempo considerati “autografi”, definendoli ora “opere della sua bottega”. Tra le opere ridefinite figurano, per esempio, un ritratto e alcune “tronies” (studi di testa).

Le riattribuzioni a Rembrandt — così come le decadenze da “autografo” a “bottega / follower” — continuano a far parte della realtà del mercato, segno di quanto instabile e dibattuta sia spesso la questione dell’autenticità. Specialmente con gli Old Masters, esistono problemi di documentazione storica incompleta e provenienze lacunose: molti dipinti catalogati come “follower” o “circle” provengono da collezioni private con provenienze poco chiare e pochi studi tecnici, per cui risalire con certezza all’autore originale è difficile.

Quando un dipinto viene attribuito ad un maestro (o una maestra), l’interesse economico e collezionistico aumenta sensibilmente, ed è quindi una tentazione molto forte. Ma è necessario essere consapevoli che queste attribuzioni, soprattutto se basate solo su criteri stilistici, possono essere oggetto di future revisioni, sia positive sia negative.

Per i collezionisti, e gli studiosi, ma anche per i musei, è fondamentale un approccio critico: verificare provenienza, condizione dell’opera, studi tecnico-scientifici, precedenti attribuzioni e la storia delle vendite.

Vedremo la settimana prossima cosa ne penseranno i possibili acquirenti!

Anna Pelagotti
Anna Pelagotti