I ladri d’arte sono (quasi) tutti uomini

Nov 26, 2025 | Autenticazioni ed attribuzioni, Patrimonio Culturale

Tranne Rose Dugdale

Un uomo, sospettato di essere il quarto e ultimo membro della banda di ladri dietro al furto al Louvre, è stato arrestato insieme a suo fratello, sua sorella e un’amica: due uomini e due donne. Un’insolita parità di genere.

Questa settimana segna la campagna internazionale contro la violenza sulle donne, un momento dedicato a sensibilizzare sulle disuguaglianze, le pressioni e i pericoli che le donne continuano a subire in tutto il mondo. È anche un’occasione per osservare più da vicino come il genere influenzi ogni ambito della società — anche in contesti inaspettati, come quello dei crimini d’arte. La narrativa, il cinema e la televisione sono pieni di ladre d’arte affascinanti e sofisticate, ma il panorama reale appare molto diverso.

Nella cultura popolare, le ladre d’arte sono ovunque. Selina Kyle — meglio conosciuta come Catwoman — si muove tra i tetti con precisione felina, rubando gioielli, dipinti e oggetti d’antiquariato con un mix di seduzione e abilità acrobatica. Carmen Sandiego viaggia per il mondo reclamando tesori culturali, metà ladra e metà attivista. Felicia Hardy, la Black Cat dell’universo Marvel, segue un percorso simile come maestra del furto di opere d’arte di grande valore. Perfino i cartoni animati, come DuckTales, presentano ladre eleganti che ingannano chiunque le circondi. Al cinema, personaggi interpretati da Grace Kelly, Catherine Zeta-Jones o Rene Russo uniscono fascino, intelligenza e pericolo, creando l’archetipo della donna irresistibile, competente e moralmente ambigua che ruba capolavori come se fosse un’arte essa stessa.

La realtà, però, racconta una storia molto diversa. Interpol, Europol e le ricerche criminologiche mostrano costantemente che la stragrande maggioranza dei crimini legati all’arte — dai furti nei musei al traffico illecito di antichità — è commessa da uomini. Le donne rappresentano solo una piccola frazione degli autori di reati e sono molto meno presenti tra coloro che compiono colpi ad alto rischio o ad alto profilo. Quando compaiono nei registri, di solito svolgono ruoli secondari: assistono nella logistica, nascondono opere rubate, facilitano il trasferimento degli oggetti attraverso i confini o partecipano alla vendita nel mercato nero. L’archetipo della ladra elegante e abilissima è quindi principalmente frutto della fantasia, mentre nel crimine artistico reale la presenza femminile è statisticamente minima.

In questo panorama dominato dagli uomini, Rose Dugdale emerge come un’eccezione straordinaria: l’unico caso documentato di donna che abbia guidato un grande furto d’arte di alto profilo, coinvolgendo capolavori di fama mondiale. La sua storia sembra uscita da un romanzo, ma è decisamente reale.

Nata nel 1941 in una famiglia inglese benestante, Dugdale crebbe circondata da privilegi e aspettative sociali. Tuttavia, le turbolenze politiche degli anni ’60 e ’70 influenzarono profondamente la sua visione del mondo. Rifiutando l’establishment da cui proveniva, abbracciò posizioni politiche radicali e si unì all’IRA. Diversamente dalle ladre immaginarie, mosse dal brivido o dal profitto personale, Dugdale considerava il furto d’arte uno strumento di pressione politica.

Vemeer, donna che scrive una lettera, Dublino
Vermeer, Donna che scrive una lettera. Uno dei dipinti rubati dal Rose Dugdale

Il 26 aprile 1974 orchestrò e guidò personalmente un’incursione armata a Russborough House, nella Contea di Wicklow, in Irlanda, una storica tenuta che ospitava una delle più importanti collezioni private d’Europa. Lei e i complici sopraffecero Sir Alfred e Lady Beit, li legarono e portarono via diciannove dipinti di grandi maestri, tra cui opere di Vermeer, Goya, Rubens e Gainsborough. Il furto aveva uno scopo preciso: le opere sarebbero state usate come leva politica e per ottenere denaro e il rilascio dei prigionieri dell’IRA.

Il piano crollò in pochi giorni. I Gardaí — la polizia nazionale irlandese — avviarono un’indagine rapida, ricostruendo testimonianze e informazioni fino a individuare i dipinti in una fattoria nella Contea di Cork. Il 4 maggio 1974 effettuarono una perquisizione, recuperando tutte le opere in buone condizioni e arrestando Dugdale. Durante il processo, rifiutò di negare le proprie azioni e dichiarò con fermezza di essere “orgogliosamente e incorruttibilmente colpevole”. Fu condannata a nove anni di prigione.

Il caso di Dugdale rimane un’eccezione straordinaria, a sottolineare quanto rare siano tali situazioni e a mettere in evidenza il divario tra la rappresentazione narrativa e la realtà. Mentre l’immaginario culturale continua a creare ladre d’arte affascinanti e audaci, i dati reali mostrano che la presenza femminile nei reati legati all’arte è limitata.

In questa settimana dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne, vale la pena riflettere anche sulle storie che raccontiamo sulle donne, sulle presunte abilità che intrigano soprattutto il mondo maschile che le ha prodotte, e su quanto queste siano lontane dalla realtà, qualsiasi cosa si pensi su Rose Dugdale.

Anna Pelagotti
Anna Pelagotti