Mentre la fiera è ancora in corso, condividiamo alcune riflessioni e immagini del TEFAF, che anche quest’anno non delude, con 273 tra i migliori galleristi e mercanti d’arte provenienti da ben 21 paesi.
Tra i visitalori ben 400 istituzioni hanno inviato i loro rappresentanti, tra cui direttori di musei, curatori e gruppi di mecenati.
Accanto alle aree tradizionali dedicate ai dipinti di antichi maestri, all’antiquariato e alle antichità classiche—che coprono circa metà della fiera— ci sono anche sezioni dedicate all’arte moderna e contemporanea, alla fotografia, alla gioielleria, al design del XX secolo e alle opere su carta, inclusi i libri rari.
Giunta alla sua 37ª edizione, TEFAF non si è mai fermata, a parte durante la pandemia di COVID-19, e nonostante la rapina a mano armata subita nel 2022.
L’abbiamo visitata durante i giorni di anteprima e abbiamo sentito parlare molto italiano. Molti dei galleristi, anche se alcuni attualmente hanno sede altrove, sono italiani, così come molte delle opere esposte. Anche tra i visitatori si sentiva una forte presenza italiana. Tuttavia, sorprendentemente, il numero di italiani nei comitati di vetting è stato minimo. Dei circa 200 esperti elencati sul sito web di TEFAF, abbiamo contato solo una decina di italiani, pari a un misero 5%. Questo ha suscitato non poche perplessità tra gli addetti ai lavori nostrani.

Quest’anno, ospite speciale di TEFAF è il Museo e Real Bosco di Capodimonte, ora diretto da Eike Schmidt, ex direttore degli Uffizi di Firenze, che ha corso per la carica di sindaco di Firenze per la coalizione di centrodestra.
Capodimonte presenta una straordinaria selezione di dipinti di alcuni dei più importanti artisti e scultori italiani, tra cui Tiziano Vecellio, Artemisia Gentileschi, Giovanni Paolo Panini e Giambologna.
Del resto anche le opere d’arte in vendita sono di altissimo livello.

Tra le opere più straordinarie esibite, una delle più affascinanti è una fusione, fino ad adesso in una collezione olandese, finemente eseguita del Crocifisso di Michelangiolo Buonarroti, probabilmente realizzata nella bottega di Guglielmo della Porta (Porlezza, 1515 – Roma, 1577).
E’ una delle più raffinate versioni in bronzo esistenti di questa composizione. Altre si trovano in importanti chiese, collezioni pubbliche in Spagna e nel Metropolitan Museum of Art di New York.
Ciò che ha reso questa esposizione particolarmente interessante è stata la sua presentazione accanto a un ritratto di Madre Jerónima de la Fuente di Velázquez, in cui la religiosa è raffigurata mentre tiene proprio questo stesso crocifisso.

Velázquez fece riferimento consapevolmente al crocifisso di Michelangelo nel suo ritratto di Jerónima, una donna straordinaria che intraprese un viaggio di quindici mesi attraverso il Messico e le Filippine per fondare un monastero. Vedere queste due opere esposte insieme ne accresce il valore e il significato, mostrando concretamente l’influenza artistica e gli scambi culturali. Il crocifisso è offerto a 1,8 milioni di euro, mentre il dipinto non è in vendita.
Al TEFAF c’è arte per tutti i gusti anche se non per tutti i portafogli, ma già nelle prime ore dall’apertura sono state segnalate vendite importanti.

La Vergine in Preghiera di Michael Sweerts (Bruxelles, 1618–1664), è stata venduta da Salomon Lilian (Paesi Bassi) a una fondazione olandese per circa 3,5 milioni di euro. Questo dipinto è straordinariamente originale nella sua concezione e dimostra l’inventiva e l’erudizione dell’artista. È interessante notare che l’opera è stata recentemente battuta all’asta da Christie’s per 1,734 milioni di sterline. Sebbene il mercante abbia realizzato un notevole profitto, ha anche investito nella ricerca: presso lo stand era disponibile un libro con il lavoro scientifico svolto sull’opera, consultabile da tutti i potenziali acquirenti.

Alcune delle altre vendite segnalate già nel primo giorno includono:
Caretto & Occhinegro (Italia) ha venduto La Deposizione di Cristo di Maarten van Heemskerck a un’istituzione pubblica per un prezzo richiesto di 500.000 euro.

Colnaghi (Regno Unito) ha venduto tre opere a collezionisti privati:
- Sant’Antonio di Padova con il Bambino Gesù di José Risueño
- Una ciotola di fichi con nocciole di Giovanna Garzoni

- Busto dell’Imperatore Marco Aurelio di Guglielmo Della Porta
- Una quarta opera, La Vergine dell’Immacolata Concezione di Luisa Roldán (nota come La Roldana), è stata riservata a un museo statunitense.
Nel secondo giorno di anteprima, molti altri pezzi venduti sono stati segnalati con i classici bollini rossi.
Tra i pezzi più notevoli ancora disponibili un Goya da 7 milioni di euro

e un Klimt per 15 milioni di euro;

E un Van Gogh

Il dipinto più costoso della mostra era però di gran lunga questo Picasso

Ecco una selezione molto personale di altri dipinti in vendita: voi quale avreste portato volentieri a casa?








































