The Day After

Ott 25, 2020 | Art-Test notizie

Il day after sta per arrivare. Cosa cambierà nel mondo dell’arte?

Il Giornale dell’Arte dedica un inserto alla “riapertura”.
136 contributi da parte di direttori di museo, sovrintendenti, direttori di fondazioni ma anche galleristi, responsabili di case d’asta ed editori. Tutti consapevoli che il ritorno alla normalità non significherà ripristinare lo stesso status quo dell’otto marzo.

Vogliamo commentarlo insieme. Cosa è cambiato nel frattempo?
Durante l’esplosione del Coronavirus il digitale ha avuto spazio.
In questi quasi 70 giorni molti musei hanno offerto visite virtuali e contributi digitali.
Anche per quanto riguarda il mercato dell’arte, che ha visto la cancellazione di fiere ed eventi, la risposta digitale è stata immediata. Le gallerie e le case d’asta hanno mutato gli appuntamenti fisici in appuntamenti digitali: aste online, e altri strumenti per i clienti più esigenti, con ambienti virtuali dedicati.

Il digitale continuerà ad essere massicciamente utilizzato anche dopo la fine della quarantena?
Il Ministro Dario Franceschini, per esempio, ha parlato di un possibile portale, tipo Netflix, dove poter pubblicare contenuti originali, non condivisi liberamente su altri siti o pagine social. Prodotti culturali a pagamento.

Tutti d’accordo?
Finora era tutto gratis. Si torna all’annosa questione di accesso alla cultura. Ma inutile nascondersi che l’idea di una cultura fruibile a tutti probabilmente non è sostenibile. Per un tempo ancora non definito, e definibile, il comparto cultura, saldamente legato al comparto turismo, avrà risorse ridotte. In particolar modo le piccole realtà. E non è che prima navigasse nell’oro.
Ci teniamo però a ribadire che fare cultura non è a costo zero, neanche per quanto riguarda la parte digitale. Dietro qualsiasi contributo pubblicato in questi mesi, ci sono ore di lavoro di tante professionalità, interne agli enti ma anche esterne, che hanno volentieri investito nell’accelerazione della comprensione del linguaggio digitale con il loro lavoro. Ma che non possono lavorare gratis per sempre. Se questi contenuti digitali sono veramente la soluzione per attrarre e comunicare con i possibili visitatori, e ritornare in attivo, va riconosciuto loro il valore che hanno, evitando di pensarli come passatempi. O strumenti accessori nel migliore dei casi.

 Ora è tempo davvero di creare un nuovo futuro per la cultura, e riconoscere alla creazione di contenuti per la fruizione digitale, lo spazio e le risorse che meritano. Un’opportunità di maturazione e crescita per il sistema culturale italiano. 

Vedremo se saremo in grado in coglierla!