Daniela Lippi

Dic 21, 2022 | Restauro

Come sei diventata restauratrice? Quale è stato il tuo percorso formativo?

Ho sempre amato disegnare, e anche copiare, sin dalle scuole elementari. Ho fatto il liceo artistico quando era in via Cavour, ma in quei quattro anni ciò che producevo non mi pareva dello stesso livello di quello di alcuni compagni, che invece avevano quel “qualcosa in più” che ne prefigurava una carriera artistica. Il ragionamento fu: se non riesco a farli i quadri, vuol dire che li restaurerò! Bussai alla scuola dell’Opificio delle Pietre Dure, che però in quell’anno (1987) fu chiusa per uno dei tanti riordini interni. Per fortuna scoprii il corso di “Aiuto restauro dipinti” presso il Centro di Formazione Professionale della Regione Toscana, ideato e diretto da Alessandro Conti, studioso di fama internazionale che aveva la ferma convinzione della necessità di una politica di seria manutenzione delle opere d’arte, con anche la programmazione di minimi interventi mirati alla corretta conservazione. Ho cominciato da lì, avevo 19 anni e ho trovato la mia vocazione. Nel ‘93 riaprì la scuola dell’OPD, tentai, ma eravamo circa 500 candidati per soli 3 posti! Nel frattempo, dopo un paio di anni di pratica, avevo cominciato a lavorare seriamente presso ditte di fiducia della Soprintendenza. Ed eccomi qua. Fare un lavoro che ti piace e ti appassiona, è una gran cosa.

Parliamo ora di un tuo lavoro. Con Art-Test ci sono state molte occasioni di collaborazione, quale vuoi ricordare?

Un progetto che è “in fieri”, del quale non rivelo il soggetto per scaramanzia, ma la cui redazione, realizzata in stretto contatto da subito, mi ha entusiasmato. Abbiamo analizzato insieme lo stato dell’opera, un dipinto di grande dimensione, con una notevole entità di interventi di restauro pregressi e stratificati, che erano stati mirati a risolvere una problematica che invece ha continuato a riproporsi fino ad oggi. Abbiamo cercato di capire, insieme, quali tipologie di indagini fossero più utili alla comprensione delle problematiche oltreché alla conoscenza della tecnica artistica, tentando di ottimizzare e mirare le due cose, in base solo all’osservazione preliminare dello stato di conservazione dell’opera nel suo contesto specifico di conservazione ed esposizione. Una meraviglia!

-In generale quali sono i problemi che più comunemente si incontrano durante un restauro in cui è più utile la diagnostica? E che vantaggi comporta ad un restauratore affiancare ad un progetto di restauro una campagna diagnostica mirata?

Forse ho già risposto un po’ a questa domanda! Le problematiche possono essere molto diverse: dal conoscere il legante di una vernice di restauro antica particolarmente spessa e grumosa allo scopo di formulare un agente di rimozione adatto, all’individuare e mappare gli strati pittorici soprammessi al colore originario nel tempo. 

-Lavori da molti anni in questo campo, che cambiamenti hai notato per esempio a livello di clientela, prezzi e committenze?

Nel tempo, si è rivelata la necessità di saper fare di tutto. Oltre a saper fare il tuo lavoro sull’opera, devi conoscere la legislazione – essere un po’ commercialista e un po’ avvocato – fino a saper cercare i finanziamenti perché quelli ministeriali sono pochi e dedicati ad altro. Ma non solo: il riconoscimento della professione di restauratore di beni culturali e del tecnico/collaboratore di beni culturali, e della regolamentazione del sistema formazione, ha richiesto lunghi anni di battaglie legali e di confronto con i colleghi e con gli addetti ai lavori. Per fortuna siamo arrivati in porto da circa 7 anni, ma questo ha richiesto a tutti un notevole sforzo, spesso a prezzo del tempo da dedicare al lavoro retribuito.

Le cose da sistemare sarebbero ancora tante. Non siamo ancora “al pari”, il lavoro del restauratore conservatore sembra quasi non essere considerato davvero così importante. Spesso vi si ricorre solo in “emergenza” e si richiedono delle tempistiche che non vanno d’accordo con lo svolgimento nei giusti tempi di alcune fasi di lavoro.

Ci sono moltissimi aspetti che si sono negli anni complicati: il fronte committenza, che è piuttosto frammentato, si distingue per la gran varietà di “elenchi degli operatori economici” a cui è necessario iscriversi. Poi c’è il fronte legale/assicurativo: l’assicurazione professionale, l’assicurazione per il laboratorio, l’assicurazione da chiodo a chiodo, per non parlare dei valori assicurativi dati alle opere che a volte incidono in quantità pari al valore del lavoro nudo e crudo. Tutto questo incide molto sui nostri costi, mentre sul fronte prezzi, siamo molto più bassi del valore professionale dato ad esempio in Francia, dove la tariffa oraria è molto più alta della nostra.

Un panorama sconfortante? Vince su tutto la meraviglia di viaggiare nel tempo attraverso le tecniche artistiche e anche attraverso i vecchi restauri. Il resto del mondo non esiste…

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