Con un colpo di scena il Ministro della Cultura ha ottenuto una riduzione dell’aliquota IVA dal 22% al 5% sulla compravendita di beni artistici. Basterà per far riguadagnare competitività al sistema Italia?
La tassazione raramente suscita entusiasmo—ma questa volta, è successo davvero. Un applauso a scena aperta ha accolto il recente annuncio del Ministro della Cultura: una nuova aliquota IVA ridotta al 5%, la più bassa dell’Unione Europea, in risposta alle richieste di numerosi operatori del settore. La misura punta a rilanciare la posizione dell’Italia nel mercato internazionale dell’arte.
Questo cambiamento si inserisce nel contesto della Direttiva UE 2022/542, volta a creare un maggiore allineamento tra i regimi IVA degli Stati membri, entrata in vigore il 1° gennaio 2025. La direttiva consente ai Paesi di ridurre l’IVA sulle vendite di alcune categorie di beni, tra cui i beni artistici, purché l’aliquota resti superiore al 5%. Tuttavia, le risposte dei Paesi UE sono state molto diverse.
Francia: Forte al 5,5%
La Francia ha scelto di mantenere l’aliquota ridotta al 5,5% per rafforzare la propria posizione dominante nel mercato dell’arte dell’UE dopo la Brexit. Oggi la Francia rappresenta oltre il 50% delle vendite d’arte europee e tra il 6% e il 9% degli scambi globali.
Germania: Stabile, ma Dietro
La Germania ha mantenuto la propria aliquota IVA sulle opere d’arte al 7% e attualmente rappresenta il 2,5% delle vendite all’asta a livello mondiale, secondo un rapporto Artprice del 2023. È ancora un attore importante, ma rimane dietro alla Francia.
Regno Unito: Rilanciano per riguadagnare Competitività
Anche oltre la Manica, i commercianti d’arte del Regno Unito stanno chiedendo cambiamenti. Sebbene il paese mantenga un’IVA d’importazione al 5% su arte e antiquariato, molti chiedono che venga abbassata allo 0%, allineandosi agli Stati Uniti e superando la Cina, che applica il 3%.
Il Regno Unito ha anche allentato le regole sulle esportazioni, alzando la soglia per l’obbligo di licenza all’esportazione dei dipinti da £132.000 a £180.000. Inoltre, ha deciso di non adottare le più recenti normative UE sui beni culturali, pensate per contrastare il traffico illecito di antichità, cresciuto in questo periodo di conflitti estesi, attraverso licenze d’importazione e documentazione dettagliata—obblighi che molti operatori preferiscono evitare.
La Mossa dell’Italia: Una Scommessa per Tornare Protagonista
Con la nuova IVA al 5%, l’Italia guida ora l’UE offrendo l’aliquota più bassa sulle compravendite di arte, con l’obiettivo di riconquistare un ruolo centrale nel mercato globale. Se questo taglio fiscale porterà davvero a un aumento delle vendite e del prestigio resta da vedere—ma per il momento, l’Italia fa notizia per aver trasformato la riforma fiscale in una strategia culturale.
Purtroppo però c’è ancora grande intercertezza su come verrà applicata.




