Potevamo mancare? La European Fine Art Foundation (TEFAF) ha presentato anche quest’anno, dal 12 al 19 marzo, l’evento che, ancora una volta, si conferma tappa irrinunciabile per collezionisti, critici, curatori museali e appassionati d’arte da tutto il mondo, con 276 fra mercanti e gallerie, provenienti da 24 Paesi e 5 continenti e 7000 anni di storia rappresentata, dai bronzetti preistorici a Basquiat.

Tra i curatori museali in visita nei giorni della preview, alcuni grandi nomi come il Metropolitan Museum of Art al Rijksmuseum, il Louvre (compresa la sede di Abu Dhabi), il Musée d’Orsay, e anche National Gallery, il Van Gogh Museum, lo Städel Museum, il Museum of Fine Arts di Boston e il museo di Capodimonte. Un pubblico che non si accontenta di guardare, ma cerca, scopre e acquista.

Ed in effetti si sono registrate vendite in aumento un po’ in tutti i settori, compresi gli old masters, anche i minori, nonostante che quest’anno fossero cresciute per numero le gallerie di arte moderna, e che si dica che il gusto è cambiato rispetto alle generazioni precedenti. Si cerca spesso un pezzo “facile”, ovvero di immediato impatto visivo, più che il pezzo raro, il pezzo mancante di una collezione completa.

Le aree coperte erano comunque in grado di soddisfare qualsiasi appetito: Dipinti, Mobili e Antichità, Archeologia, Opere su carta tra cui preziosissimi libri antichi, Fotografia, Arte Moderna e Contemporanea, Gioielli antichi e moderni, Design, Arti Africane, Oceaniche e Tribali.

E ogni opera ha una storia da raccontare, a volte più affascinante dell’opera stessa. Come quella dell’eccentrico lord inglese appassionato di alta gioielleria, di cui ci ha parlato Giovanni Massa di Wartski, o il rocambolesco ritrovamento in Inghilterra di un mosaico del corridoio di una villa romana con un disegno rarissimo “pelta” di origine… rumena!

Mosaico romano con motivo “pelta”, c.360 AD, presentato dalla Galleria Charles Ede

Pur avendovi dedicato due giorni, non siamo riusciti a vedere tutto. Vi lasciamo però qualche impressione e qualche immagine che ci ha colpito.

Uno degli aspetti più interessanti di quest’anno è stata la forte presenza di opere di artiste donne, storicamente generalmente in netta minoranza, anche perché spesso in passato non correttamente attribuite.

Galleria di dipinti presenti di mostra di mano di artiste donna

Il Ritratto di Isabella Runi con una damigella di Lavinia Fontana, recentemente riscoperto -ad esempio, era stato inizialmente attribuito alla scuola di Fontainebleau-, è stato tra gli highlight della fiera, dove ha trovato un acquirente asiatico per un prezzo compreso tra 1.700.000 e 3.500.000.

Ritratto di Isabella Runi con una damigella di Lavinia Fontana, presentato da Colnaghi

Ma su tutte la star è sicuramente stata Artemisia Gentileschi con quattro capolavori distribuiti tra diversi stand. La galleria Fondantico, in particolare, ha esposto “Santa Maria Maddalena Penitente”, di Artemisia Gentileschi del 1630, che, a quanto si dice, ha ricevuto offerte da un museo americano. Su questo dipinto Art-Test ha effettuato la radiografia. Sono tre le opere esposte per cui abbiamo fornito i nsotri servizi.

Un corredo di indagini diagnostiche convincenti, è infatti indispensabile per passare il vetting severo per cui il Tefaf è famoso.

Artemisia Gentileschi, “Santa Maria Maddalena Penitente”, in vendita da Fondantico

Le analisi vengono fatte quasi sempre, anche se non sempre vengono esposte. Nel caso del dipinto di scuola leonardesca, un’altra delle attrazioni di quest’anno, sono state appese di fianco all’opera nello stand della Agnews Gallery di Londra. Si tratta di una delle immagini più celebri della tradizione occidentale: il «Salvator Mundi».

Salvator Mundi, attribuito allo studio di Leonardo, in vendita da Agnews Gallery

L’opera è un olio su tavola di noce (68,6 × 48,9 cm) databile tra il 1505 e il 1515 e la qualità e la straordinaria vicinanza stilistica al Maestro continuano ad alimentare il dibattito tra storici dell’arte e curatori. Tra le indagini effettuate, la riflettografia a infrarossi ha rivelato una mano simile a quella riscontrata in altre opere del maestro ed anche tracce di spolvero, la tecnica utilizzata per trasferire il disegno preparatorio sulla superficie pittorica mediante polvere di carbone, il che fa pensare al riutilizzo di un modello. Quest’opera, conosciuta come la versione di Ganay, era stata precedentemente esposta al Prado nell’ambito della mostra dedicata alle copie e alle pratiche di bottega legate al maestro. Nell’occasione è stato ipotizzato che l’artista del Salvator Mundi possa essere lo stesso autore della celebre copia della Mona Lisa conservata al Prado. In fiera non è stato rivelato qualche fosse il prezzo richiesto.

Anche se sempre più spesso i prezzi erano esposti sul cartellino (controllate le nostre gallerie di immagini per vederne diversi!).

Galleria – assolutamente non esaustiva – delle opere esibite quest’anno

Un capolavoro assoluto, presentato senza dubbi attributivi è invece il Donatello attorno al quale Padovani ha costruito il suo stand per svelarlo al grande pubblico in anteprima. Si tratta di un bassorilievo con «I funerali della Vergine» e due mezze figure di evangelisti. Una recentissima scoperta, pubblicata tra le pagine di «The Burlington Magazine» da Marco Scansani, che completa la visione di un frammento di rilievo noto agli studi dal 1916.

Donatello, bassorilievo con i funerali della Vergine, proposto da Padovani

Era poi in vendita il Vaso dell’Imperatore Nerone (37-69 d.C.), commissionato per la residenza imperiale romana Domus Transitoria.

In granito egiziano, questo manufatto riappare sul mercato per la sola seconda volta in quasi due millenni, dopo il rinvenimento intorno al 1721 e la collocazione presso il celebre Castle Howard. E’ stato acquistato per un museo americano, per una cifra intorno alle €2.000.000 euro.

Cassone attribuito a Domenico di Michelino, in vendita da Brimo de Larousshile

Ci ha fatto girare la testa anche il pannello di cassone attribuito a Domenico di MichelinoLeggende dei Greci e delle Amazzoni: il ratto di Antiope da parte di Teseo (nello stand di Brimo de Laroussilhe,), tempera su tavola della metà del Quattrocento dove si vedeva chiaramente come le armature ed altri dettagli fossero un tempo decorati con una foglia metallica. L’effetto doveva essere spettacolare. La controparte con la Battaglia dei Greci e delle Amazzoni è oggi conservata all’Indianapolis Museum of Art.

Un’altra storia molto interessante è quella del dipinto L’homme est en mer (1887–1889) dell’artista francese Virginie Demont-Breton. Si sapeva che il dipinto esisteva ed era raffigurato in un catalogo che il fratello aveva mandato a Vincent Van Gogh, a cui era piaciuto così tanto, anche se ne aveva visto solo una riproduzione formato francobollo, da volerlo rifare. La collocazione del dipinto era però sconosciuta. La galleria America Gallery 19C l’ha ritrovato in una collezione privata di oltreoceano e venduto subito all’apertura della fiera al Van Gogh Museum per una cifra tra i €500.000 e i €1.000.000.

Un’altra nota di rilievo, che non ci stupisce, di quest’edizione è la presenza di tanti spagnoli. Non solo cresce la presenza di gallerie spagnole, con pezzi di assoluta qualità, ma si è sentito spesso risuonare la lingua iberica per i corridoi.

Opere spagnole, erano poi presenti anche in molte gallerie internazionali. Un pezzo notevole è stato presentato dalla galleria Kugel: una vista di Madrid tridimensionale realizzata in cera, una delle quattro scene realizzate per il matrimonio di Maria Amalia di Sassonia con il futuro Carlo III, ad opera di Nicola Engelbert Cetto, nel 1740. Opera che si credeva perduta e che invece risulta la meglio conservata di tutte, con dettagli incredibili, non sempre visibili ad occhio nudo (e per questo erano state predisposte delle lenti di ingrandimento), proposta a €2.5000.000 euro.

Tra i nomi presenti anche Velazquez, Goya, Ribera, Sorolla, Cano, Coello, El Greco e anche un interessante Sargent che copia El Greco.

Uno dei temi di questa edizione erano anche le nuove regole europee per l’importazione di opere e manufatti culturali di più di 200 anni, voluta per fermare il traffico illecito di oggetti d’arte, soprattutto dalla zone di guerra, e che si sa sia servito in passato per finanziare i conflitti.

Tuttavia ha complicato la vita dei mercanti, che si sono lamentati di come abbia spostato l’attenzione dalla qualità dell’oggetto alla qualità della provenienza.

Un altro nuovo regime è poi quello della tassazione italiana. Alessandra di Castro ha sottolineato come la riduzione dell’IVA al 5% costituisca un vantaggio per gli espositori nostrani, come lo sono le altre misure introdotte – tempistiche e procedure di esportazione più chiare, una soglia di valore più alta, regole certe per le opere di artisti stranieri attivi in Italia. Si spera che queste rappresentino un cambio di passo concreto, che potrà finalmente rendere l’Italia più attrattiva nel mercato europeo, soprattutto in un contesto ridisegnato dalla Brexit.

una mappa nautica completa dell’Europa del XIV secolo, da Harrington

Nono possiamo poi non segnalare una meraviglia assoluta: una mappa nautica completa dell’Europa del XIV secolo, dalla Norvegia al Mediterraneo e all’Africa. La più antica ancora in mani private, una delle quattro ancora esistenti del periodo. Questo portolano, disegnato, con Venezia al centro, su pergamena, testimonia la conoscenza della geografia del tempo, ma anche il crescente interesse per il mondo oltre i confini europei. Il cartografo che l’ha realizzata ha voluto rendere omaggio, con un ritratto, a Tolomeo, autorità assoluta al tempo. Si tratta probabilmente di uno strumento pratico per spiegare rotte commerciali e porti, che difficilmente era destinato a viaggiare, ma piuttosto serviva per la consultazione da parte dei governanti. Riassumeva infatti una somma di conoscenze rare e preziosissime.

Anche su questo pezzo rarissimo sono state fatte moltissime indagini diagnostiche. La pergamena è stata esaminata attraverso datazione al carbonio-14 e imaging multispettrale, tra le altre.

Si dice che i miliardari Anna e Gordon Getty lo tenessero nel loro jet privato prima di rimetterlo in vendita. Purtroppo non è detto che non rimanga in mani private, invece di finire in una collezione pubblica. Noi lo vedremmo benissimo al Museo della Storia Europea a Bruxelles, ma il prezzo richiesto €6.5000.000 lo rende al momento offlimits, per quanto ci ha detto la direttrice di questa istituzione.

Speriamo non ci privino di questa incredibile possibilità anche antidepressiva!

Anna Pelagotti
Anna Pelagotti