Un “Poussin” a 2.000 euro?

Apr 26, 2026 | Aste, Autenticazioni ed attribuzioni

Nell’asta on-line “Dipinti Antichi” del 10-16 aprile, da Pandolfini a Firenze, una scena di battaglia in cattive condizioni di conservazione, presentata come di anonimo lombardo del XVII secolo, con una stima compresa tra 2.000 e 3.000 euro, è stata aggiudicata per ben 400.000 euro, dopo un’accesa competizione.

Un risultato che si spiega con la convinzione dell’acquirente che l’opera possa essere un inedito di Nicolas Poussin. Ed in questo caso l’avrebbe pagata meno del suo valore effettivo.


Un’attribuzione ancora tutta da verificare

Subito dopo la vendita il nome di Poussin ha iniziato a circolare online con insistenza, anche alla luce delle evidenti affinità con alcune celebri scene di battaglia del primo periodo romano del pittore, oggi conservate in importanti musei internazionali, una al Pushkin, una all’Hermitage e una presso la Pinacoteca Vaticana.

In effetti tutti e tre i dipinti conosciuti, datati 1625 hanno dimensioni molto simili (98×134 cm e 98×137 cm)  a quello passato in asta a Firenze (100x 137 cm sul catalogo).

Inoltre ci sono chiare analogie nella composizione, e sembra che sia abbastanza logico pensare che Poussin avesse dipinto due coppie di battaglie piuttosto che un terzetto. Si stanno facendo anche speculazioni su di quali battaglie si tratti, e se ci siano relazioni con altri dipinti.

Poussin, la Vittoria di Giosuà sugli Amorriti, Museo Pushkin, Mosca
La Vittoria di Giosuè contro gli Amaleciti, Hermitage, San Pietroburgo
La Vittoria di Gedeone sui Madianit, Pinacoteca Vaticana

Nel dibattito non mancano voci più prudenti, che propongono come alternative pittori minori come Andrea Di Lione o Pietro Testa, e che sostengono che la qualità del dipinto non sia sufficiente perchè si possa considerare un originale.

Come molto spesso accade in questi casi, il dibattito è aperto — e destinato a rimanere tale fino a quando non si raccoglieranno elementi oggettivi.


Le analisi mancanti

Giocheranno, come sempre, un ruolo determinante le indagini scientifiche. Al di là delle suggestioni stilistiche, saranno lo studio dei materiali e della tecnica esecutiva a stabilire se ci troviamo di fronte a un autentico Poussin, a un’opera di bottega, oppure a una copia — magari antica — di un originale perduto.

Con aggiustamenti non indifferenti per il valore dell’opera, che potrebbe variare in modo radicale a seconda dell’esito di queste verifiche e tornare a 3000 euro o salire fino a qualche milione. Ci si augura, naturalmente, che chi ha investito una cifra così significativa non si trovi di fronte a una delusione.


Un’occasione per il patrimonio pubblico?

Se l’attribuzione a Poussin dovesse essere confermata, ci troveremmo di fronte a una scoperta di grande rilievo. In Italia, infatti, le opere del maestro francese conservate in collezioni pubbliche sono pochissime — appena cinque — e non sempre rappresentative dei vertici della sua produzione, nonostante il pittore francese abbia vissuto e prodotto moltissimo proprio in Italia.

In questo senso, il caso solleva anche una questione più ampia: sarebbe auspicabile un intervento dello Stato per evitare che opere di tale importanza escano dal circuito pubblico, come già accaduto in passato con capolavori attribuiti a Giorgio Vasari, Jusepe de Ribera, Jacopo Bassano o Simon Vouet.

Un museo come Palazzo Barberini, ad esempio, avrebbe certamente bisogno di colmare una lacuna significativa proprio sul fronte della pittura di Poussin.


Il precedente di Susanna e i Vecchioni analizzato da Art-Test

Il tema dell’attribuzione a Poussin non è nuovo per art-test.com. Le analisi condotte sul dipinto Susanna e i Vecchioni hanno già dimostrato quanto sia fondamentale integrare lo studio storico-artistico con dati scientifici per arrivare a conclusioni solide.


Il caso Pandolfini rappresenta perfettamente la dialettica tra mercato, attribuzione e conoscenza. Da un lato, l’intuizione — o la scommessa — dei collezionisti; dall’altro, la necessità di verifiche scientifiche.

Oggi più che mai, l’attribuzione non può basarsi esclusivamente sull’occhio, per quanto esperto. È nel dialogo tra storia dell’arte e scienza che si può arrivare a conclusioni solide.

E solo le analisi potranno dirci se siamo davvero di fronte a un nuovo Poussin — o a una storia, forse altrettanto affascinante, ma diversa.

Anna Pelagotti
Anna Pelagotti