Brussels Art Fair (BRAFA) 2026

Gen 28, 2026 | Fiere, In rilievo

Tra i dipinti -le opere d’arte più numerose alla BRAFA- un inedito olio su carta di Rubens, e alcune opere a lui riferibili come stile, che però il vetting ha ritenuto di classificare come studio. Poi oltre 40 incisioni di Rembrandt, molti Brueghel il giovane, ed in generale moltissimi Fiamminghi: di alta epoca, moderni e contemporanei. Altri (pochi) Old Master (anche qualche italiano/a tra cui un inquietante Pontormo da Giammarco Cappuzzo, poi Artemisia e Orazio Gentileschi, Michele di Rodolfo del Ghirlandaio, Guido Reni, e altri dipinti di buona qualità anche se non tutti restaurati con garbo (qualcuno invece di ritorno dopo una revisione).

Molto più numerosi in generale i dipinti moderni e ancora di più quelli contemporanei, con nomi di rilievo come Ai Weiwei. Una commistione, tra antico e contemporaneo voluta ed esibita, anche all’interno degli stand, sempre meno monotematici.

Ai Weiwei del resto ha presentato una ricostruzione della Morte di Marat fatta di mattoncini di Lego.

Naturalmente molti anche gli oggetti, le statue, i pezzi di arredamento, di ogni epoca.

148 espositori e 25.000 visitatori hanno già affollato la sede della fiera al 27 gennaio, esposizione che quest’anno ha aggiunto, rispetto alla scorsa edizione, un intero padiglione per ospitare qualche stand in più e una lunga teoria di ristoranti e bar, per fornire un’ servizi di accoglienza di alto livello. Durante i giorni della vernice sono anche state servite ostriche da camerieri in livrea. Un approccio degno della rivale TEFAF (in programma tra il 14 e il 19 marzo), che sembra invece sperimentare qualche difficoltà.

La BRAFA cresce per soddisfare il mercato tradizionalmente interessato e caratterizzato da grande disponibilità dei collezionisti belgi, eredi di grandi patrimoni. Ma anche per attrarre un pubblico più ampio. In fiera si sentiva parlare italiano e spagnolo, principalmente, Un po’ di inglese britannico, poco americano.

Una evoluzione di rilievo che abbiamo notato è che il costo dell’opera esposta non va sempre chiesto. In molti casi è già sul cartellino. Quasi a voler dire: sono prezzi abbordabili, fateci un pensiero. Ed infatti le vendite sono partite bene, con un sacco di bollini rossi esibiti.


Tra questi anche quelli della galleria italiana Mearini, alla sua terza partecipazione.

Tutto bene quindi?

Sì tutto bene, incluso quell’understatement tipico belga, che non attrarrà i compratori più esibizionisti, in cerca dell’occasione mondana per dimostrare che loro possono, ma che attrae “old money”, lo zoccolo duro dei collezionisti per passione da generazioni. Peccato solo, ma è un’opinione personale, per questa prevalenza di un contemporaneo molto cheeky, raramente sinonimo di qualità, e più simile alla decorazione, destinati a trasformarsi in un investimento deludente.

Nella galleria di immagini qui sopra trovate le opere che hanno attratto la nostra attenzione: spesso o con il bollino rosso, o con il prezzo indicato o realizzate da pittrici donne.

La fiera è aperta fino al 1 febbraio, se vi fosse venuta voglia di vedere di persona.

Anna Pelagotti
Anna Pelagotti