Beato Angelico, 2025, una mostra epocale

Set 25, 2025 | Autenticazioni ed attribuzioni, Mostre, Pubblicazioni, Restauro, Scoperte, Studi e Progetti

A Guido di Pietro o Fra Giovanni da Fiesole la prima mostra monografica fu dedicata esattamente 70 anni fa, in occasione del cinquecentenario della sua morte. La mostra, all’epoca, fu suddivisa tra Roma e Firenze. Papa Pio XII, nell’incipit del suo discorso per le celebrazioni di quello che nel 1955 era ancora un beato “laico” (la canonizzazione a Beato arriverà nel 1982) così scrive:

Accogliendo nella Nostra dimora, in numero così cospicuo, i capolavori di Fra Giovanni da Fiesole, non abbiamo soltanto inteso di tributare singolare testimonianza di ammirazione al genio di chi seppe assorgere alle somme vette dell’arte, traendo la ispirazione dai misteri della fede, ma di ravvivare altresì il messaggio profondamente religioso ed umano che egli ha predicato col suo pennello alle generazioni coeve e alle future, non stanche mai di contemplare le sue mistiche visioni, ove bellezza ed armonia quasi trascendono i vertici dell’umano per aprire come uno spiraglio nei cieli”.

Al Beato Angelico, la cui formazione è legata alla cultura tardo-gotica, si dà il merito di aver introdotto l’arte fiorentina, e italiana, nel Rinascimento. È stato un innovatore nell’uso della prospettiva e della luce come mezzo di definizione della relazione tra figure e spazio.

A settant’anni da quell’importante evento, la Fondazione Palazzo Strozzi propone una mostra maestosa, anche stavolta suddivisa in due sedi: Palazzo Strozzi e Museo San Marco.La grande quantità di opere presenti, più di 140 e la natura scientifica nella cura della mostra sono gli aspetti che promettono di farne una nuova pietra miliare. Come sottolineato da Arturo Galansino, direttore della Fondazione Palazzo Strozzi, è una mostra che ha richiesto anche un grande impegno diplomatico e che è l’ultimo atto di quattro anni di preparazione.

Già da settimane, sui canali social della Fondazione, si celebra il countdown all’inaugurazione della mostra, avvenuta nel pomeriggio di ieri, 25 settembre.(https://www.instagram.com/p/DOnmhGEDDZ5/)

Lo storytelling creato per l’occasione ha ripercorso la vita mortale e artistica del pittore oltre che la sua fortuna critica. La sua pittura ha infatti influenzato artisti del passato e contemporanei.

La mostra presenta anche l’occasione unica di poter godere della Pala di San Marco ricostruita per l’occasione nelle parti ancora esistenti.

La prima “pala quadra” del Rinascimento fiorentino. Smembrata a causa delle soppressioni monastiche tra il XVIII e il XIX secolo, ad oggi della complessa macchina lignea restano solo 18 su 26 elementi, distribuiti in 9 musei. In mostra ne ritroviamo 17.

Ma non solo. Non ci sono solo le opere che tutti abbiamo studiato sui manuali di storia dell’arte, ma anche opere che non ti aspetti: un tappeto persiano del XIV secolo, di arte islamica, molto somigliante a quello utilizzato da Beato Angelico nella Pala di San Marco.

E opere di piccole e piccolissime dimensioni: come la Madonna con Bambino in trono, angeli, santi, un santo guerriero e donatore del Museo di Boston. La forma esagonale racchiude una pittura finissima ed un utilizzo magistrale dell’oro.

E come la piccola tavoletta su cui è dipinta una crocifissione. Ai piedi di Cristo un San Pietro Martire e un San Tommaso d’Aquino, di collezione privata, che “parlano” al Cristo e si nota appena l’iscrizione presente. Infine due piccolissime pergamene, 8X6 cm), due disegni eseguiti con pennello ed inchiostro, guazzo e acquerello provenienti dall’ Harvard Art Museums-Fogg Museum.

Carl Brandon Strehlke, curatore emerito del Philadelphia Museum of Art, e co-curatore della mostra, nell’intervista concessa a Laura Lombardi (cfr Giornale dell’Arte di Settembre) spiega come l’Angelico sia stato oggetto di interesse anche di scrittori, ericorda il saggio di Elsa Morante del 1970, e di registi come René Clément che diresse Plein Soleil. In questo caso un Angelico in chiave non devozionale. La mostra vede la curatela anche di Stefano Casciu, Direttore regionale Musei nazionali Toscana, e Angelo Tartuferi, già Direttore del Museo di San Marco.

ArtTest, tra il novembre 2024 ed i primi mesi del 2025 ha condotto indagini diagnostiche su alcune opere in mostra e alcune delle immagini relative sono presenti nel catalogo della mostra.

Dopo questo primo catalogo, nei prossimi mesi, si darà alle stampe un catalogo tutto dedicato ai restauri e alle indagini, e anche in questo caso saranno presenti dei nostri contributi, su cui al momento non possiamo dire di più. Ma siamo abituate ai silenzi.

Più volte abbiamo scritto che il nostro lavoro è fatto di silenzi, questi sono dovuti sia alla privacy che a silenzi “fisici”. Quando si studia un dipinto ci si pone di fronte, che sia il verso o il retro dell’opera, e si cerca di “comprenderlo”. Qualcuno potrebbe pensare che questo poco ha a che fare con l’approccio scientifico ai dati che è il fulcro del nostro lavoro. In realtà è la parte più esaltante, più emotiva, del nostro lavoro. Si cercano tratti non solo della pittura originale, seguendo le pennellate o la costruzione di un supporto, ma anche il passaggio nel tempo e le attenzioni che sono state dedicate da azioni conservative. Il silenzio accompagna anche i momenti in cui acquisiamo i dati scientifici, la concentrazione è l’elemento fondamentale per poter eseguire tutto correttamente. E poi al momento della riflettografia…essere tutti lì trepidanti e in silenzio ad aspettarne il risultato. Perché in quel momento, come in una macchina del tempo, azzeriamo le distanze e ci ritroviamo seduti accanto all’artista. Ai nostri occhi viene svelato qualcosa che normalmente è celato dagli strati di colore. Non vi sembrino sdolcinate o romanzate queste nostre “note a margine”. Sono il “sale” del nostro lavoro. Sono il momento in cui siamo consapevoli delle enormi opportunità che ci vengono concesse e quanto sia prezioso il nostro lavoro per continuare a preservare l’arte, come documento, alle future generazioni. E queste emozioni le abbiamo provate anche e forse più che in altri casi, nell’investigare il “pittore del silenzio”, ovvero della meditazione, della pace e dell’armonia interiore. Di questi tempi agitati abbiamo tutti bisogno di lasciarci illuminare dalla luce e dalla quiete di Fra Beato Angelico.

Beato Angelico”, Palazzo Strozzi e Museo di San Marco, dal 26 settembre al 25 gennaio 2026. Il catalogo affidato a Marsilio Arte.

p.s se siete lontani e volete un assaggio di quanto sia importante questo evento vi lasciamo molte foto il link del servizio andato in onda al TG1 il 23 settembre alle 20,30. Troverete il servizio dedicato alla mostra al minuto 28 circa.

https://www.raiplay.it/video/2025/09/Tg1-ore-2000-del-23092025-c7c1fdb5-2091-462a-b1e3-21634c1ce6d5.html

Emanuela Massa
Emanuela Massa