Le immagini delle opere d’arte più belle, gli “illustrator” più bravi, gli ambasciatori più potenti della parte migliore del nostro paese, non si possono usare liberamente in Italia (all’estero invece non controlla nessuno, qua sopra, ad esempio, una carta da parati olandese).
Le immagini delle opere pubbliche italiane, del nostro patrimonio culturale, custodito nei nostri musei, non possono essere utilizzate per pubblicizzare servizi, prodotti, per ricordare a tutti chi siamo e da dove veniamo.
Non in Italia.
Non senza pagare un balzello allo Stato. Anche se per lo Stato è antieconomico, perché è dimostrato che pagare impiegati per gestire anche questo compito costa più di quanto non se ne ricavi.
Oltretutto rinunciando in questo modo ad impiegare funzionari delle istituzioni culturali, spesso laureati in storia dell’arte, in mansioni ben più gratificanti per loro e benefiche per lo Stato, come la ricerca, la divulgazione, la cura del nostro patrimonio.

In molte parti del resto del mondo si e’ cambiato atteggiamento. E sono sempre più numerose le istituzioni che hanno aperto l’accesso alle loro collezioni in modalità open access, e che sfruttano la passione contemporanea per le immagini e la facilità con cui possono circolare, per portare a compimento la loro missione, che è far conoscere l’arte, renderla viva, partecipata, offrire a tutti la possibilità di salvarsi.
Cosa aspetta l’Italia ad abbracciare l’open access ed adeguarsi al regolamento europeo sul diritto d’autore nel mercato digitale ?



