Un disegno all’asta a Parigi a maggio 2022
Una grande notizia ha scosso il mondo del collezionismo mondiale: il prossimo mese di maggio, a Parigi, Christie’s metterà in vendita, durante l’asta “Maîtres anciens et du XIXe siècle“, un inedito disegno giovanile di Michelangelo, che potrebbe raggiungere l’incredibile cifra di 30 milioni di euro. In precedenza il disegno era attribuito a un artista vicino al Buonarroti, ma ora è considerato uno dei pochi disegni originali rimasti ancora in mani private, in totale meno di 10!
Questo raro e bellissimo disegno raffigura un uomo nudo in piedi tra due figure, ed è uno dei primissimi nudi rimasti del maestro fiorentino. È in maniera evidente una ripresa dalla scena del Battesimo dei neofiti affrescata da Masaccio sulle pareti della Cappella Brancacci a Firenze. Come tutti i pochissimi disegni di Michelangelo che copiano capolavori del passato, risale agli inizi della sua carriera.

Quella dei disegni di Michelangelo in generale, ma di quelli giovanili in particolare, è un’antica e annosa questione.
Già Vasari racconta che l’artista stesso, prima di morire a Roma nel 1564, aveva bruciato “gran numero di disegni, schizzi e cartoni fatti di man sua, acciò nessuno vedessi le fatiche durate da lui et i modi di tentare l’ingegno suo, per non apparire se non perfetto”.
È dunque anche per quest’ansia di perfezione dell’artista che la sua opera grafica risultò subito rara e ricercata, tanto che Leonardo Buonarroti, suo nipote ed erede, riuscì a comprare solo a caro prezzo, sul mercato romano, un gruppo di disegni dopo la morte dello zio.
È noto che Michelangelo rifiutò sempre di tirar su degli allievi. Agli aiuti ricorse solo quando non poté farne a meno, come nella Sacrestia Nuova, a Firenze, ma relegò questi aiuti sempre e soltanto a meri esecutori.
Il suo rifiuto ad accettare una dimensione di discepolato sta nella sua assoluta riluttanza a riconoscere di avere lui stesso avuti dei maestri che non fossero alcuni grandi artisti della tradizione tre e quattrocentesca, come Giotto, Ghiberti, Donatello, Masaccio, Jacopo della Quercia, sulle cui opere si era accanitamente esercitato e che non aveva difficoltà ad ammettere quanto avessero contato per la sua formazione.
Infatti i suoi pochi disegni giovanili che lui stesso ha salvato dalla distruzione sono proprio tratti dalle opere di quei maestri, come questo disegno presentato ora da Christie’s.
Le copie dai maestri antichi di Michelangelo sono personalissime: si guardi in particolare al chiaroscuro, ottenuto mediante un tratteggio a reticolo fitto, che segue l’andamento delle sporgenze e delle rientranze e che vitalizza le superfici, esattamente come fa nei suoi marmi con lo scalpello e la gradina, dove lascia i segni degli strumenti visibili.

Per Michelangelo è soltanto con lo studio della natura che si poteva arrivare alla bellezza, e l’artista doveva imitare la natura; scegliendone i particolari migliori, l’artista è in grado di dar vita a una bellezza superiore a quella creata dalla natura stessa, ed è per questo che l’artista nella sua mente concepisce un’ideale di bellezza.

Quest’ideale però non è creazione umana, ma, secondo il pensiero neoplatonico sviluppato alla corte di Lorenzo il Magnifico che il giovane Michelangelo conobbe e fece proprio, è un riflesso della stessa idea divina del Bello. E per Michelangelo la cosa più bella del creato è il corpo umano, proprio perché è specchio diretto della bellezza divina.
L’opera di Christie’s, proveniente da una collezione francese, viene offerta in realtà per la seconda volta in vendita, poiché la prima fu bloccata dal governo d’oltralpe, che aveva classificato il disegno come tesoro nazionale della Francia, bloccandone così l’esportazione per circa trenta mesi. “Il governo francese ha recentemente rimosso questa designazione – comunica Christie’s – concedendo la licenza di espatrio e permettendo al disegno di essere offerto senza alcuna restrizione ai collezionisti di tutto il mondo”.
Il disegno era stato venduto nel 1907 alla casa d’aste Hôtel Drouot a Parigi come opera della scuola di Michelangelo. La prima attribuzione a Michelangelo stesso è assai recente, e risale al 2019, quando lo specialista di Christie’s Old Masters Furio Rinaldi, ora curatore della Fondazione Achenbach per le arti grafiche ai Fine Arts Museums di San Francisco, vide il disegno e lo ricondusse alla mano del Buonarroti, attribuzione poi sostenuta anche dello storico dell’arte Paul Joannides, autore del catalogo completo dei disegni di Michelangelo e della sua scuola all’Ashmolean Museum e al Louvre. Nel catalogo dell’asta non si fa menzione di una campagna di analisi e studi scientifici accurati, per fornire interessanti e stringenti elementi per corroborare questa attribuzione. Siamo sicuri però che l’attuale proprietario e la casa d’aste si siano accertati dell’autenticità del disegno. Chi spenderebbe infatti 30 milioni senza aver fatto le dovute verifiche? Beh, in realtà.. ma questa è un’altra storia!



