Pace e guerra….

Mar 22, 2022 | Patrimonio Culturale, Studi e Progetti

Sono molte le opere d’arte che ritraggono battaglie, morti, sparatorie, spade sguainate… la Guerra insomma. Invece sono molte di meno quelle che scelgono la Pace come soggetto, forse perché da sempre la Guerra è assai più frequentata dagli uomini che la Pace. Una di queste l’ha dipinta Peter Paul Rubens, e si intitola Minerva protegge la Pace da Marte (Pace e Guerra).

Di grandi misure, 208×298 cm, fu dipinto dal pittore non già nella sua abitazione di Anversa ma a Londra, esattamente tra il 1629 e il 1630 ed è infatti conservato alla National Gallery. E che ci faceva Rubens a Londra? Ecco, forse questo è un aspetto un po’ meno conosciuto del grande pittore fiammingo, famosissimo alla sua epoca e anche alla nostra.

Infatti la sua indiscussa abilità, unita a un lavoro instancabile (si racconta che lavorasse ogni giorno dalle quattro del mattino fino alle cinque del pomeriggio!), lo avevano reso un pittore di straordinario successo.

Ma quello che invece si conosce meno è un’altra sua caratteristica, abbastanza unica nel panorama dell’arte di tutti i tempi, e cioè il connubio tra arte e politica che Pieter Paul Rubens realizzò nella sua vita. Egli fu infatti un personaggio assai influente per la sua epoca grazie proprio ai tanti ruoli diplomatici che assunse.

La sua passione per la diplomazia risaliva addirittura all’infanzia, quando all’età di 13 anni era entrato a servizio di una contessa di Antwerp come paggio, ruolo prestigioso per un ragazzo dell’epoca, che presto però abbandonò per dedicarsi alla sua passione più grande, la pittura.

Anche se, durante il suo giovanile servizio presso il duca di Mantova aveva già compiuto per il suo signore delle missioni diplomatiche in Spagna, Venezia, Roma e Genova,  successivamente prese le distanze dalla vita politica occupandosi solo della sua arte, almeno fino a quell’evento traumatico che fu la morte dell’amatissima moglie Isabella Brandt, sposata nel 1609, durante un’epidemia di peste nel 1625.

Fu evidentemente per lui un evento traumatico, al punto che decise di accettare nuove missioni diplomatiche, molto probabilmente per distrarsi dal suo profondo lutto. Egli si rivelò un abilissimo negoziatore: uomo affascinante, del quale i contemporanei (e anche gli autoritratti) ricordano lo sguardo vivace e penetrante, riusciva senza difficoltà, grazie all’educazione cortese e al prestigio di cui godeva, a portare a termine delicate trattative.

Non fu dunque un caso che Filippo IV di Spagna avesse scelto proprio lui per negoziare a suo nome la pace con Carlo I d’Inghilterra nel 1629. La guerra tra i due paesi durava ormai da 5 anni e tutti e due i re volevano arrivare a un accordo. D’altra parte Carlo I era un grandissimo intenditore d’arte e appassionato collezionista, e come tale non poteva non conoscere e apprezzare il grande Rubens. Dunque quella di Filippo IV fu un’abilissima mossa.

Il pittore dipinse per il sovrano inglese un nuovo dipinto, assai attinente alla sua missione, visto che scelse come soggetto la personificazione della Pace, raffigurata nuda al centro mentre sta nutrendo con il suo latte Pluto, dio della ricchezza. Le sue forme prosperose e opulente esprimono al meglio l’ideale di bellezza femminile del pittore fiammingo, ma in questo caso anche l’inarrivabile piacevolezza della pace.

E qui viene la scoperta fatta grazie alle radiografie eseguite dalla National Gallery di Londra, visto che il dipinto è conservato nelle sue sale. Grazie a queste analisi, si è scoperto che in effetti il quadro inizialmente era abbastanza più piccolo di quello odierno, e si limitava proprio al gruppo centrale con la Pace con gli attributi anche di Cerere dea della Terra, il piccolo Pluto da lei allattato, il gruppo di fanciulli sulla destra con Imene, dio del matrimonio, e alle sue spalle un’armata Minerva che respinge Marte dio della Guerra accompagnato da una delle Erinni. Questa parte del dipinto in effetti ha un ductus molto più raffinato e dettagliato, mentre le altre parti intorno sono più veloci e sommarie.

Si può ipotizzare che il re inglese avesse ben capito il significato di questo dipinto, e che quindi accettò il ruolo di mediatore del pittore e si dichiarò disponibile a firmare la pace con la Spagna (cosa che effettivamente avvenne otto mesi più tardi), ma probabilmente Carlo richiese un’opera più grandiosa e imponente di quanto Rubens forse aveva inizialmente concepito. Ciò spiegherebbe l’ingrandimento del formato del dipinto e l’evidente fretta con cui furono ultimate le parti esterne della composizione, con l’aggiunta sulla sinistra di due donne di difficile interpretazione (forse due menadi o la Prosperità e le Arti), del corpo del satiro, di tutta la fascia inferiore del dipinto e anche, nell’angolo in alto a destra, di un’arpia.

Rubens tornò ad Anversa nel marzo 1630, dopo essere stato nominato cavaliere da Carlo, e in novembre fu firmato un trattato di pace tra Inghilterra e Spagna.

Ma c’è un’altra curiosità in questo dipinto, e riguarda il gruppo di bambini al centro sulla destra. Oltre a far parte dell’allegoria, questi bambini sono stati identificati, grazie ai disegni preparatori ritrovati in diversi musei d’Europa, come i figli e le figlie di Sir Balthasar Gerbier, un mercante d’arte al servizio di Carlo I presso il quale Rubens fu ospite durante questa missione diplomatica a Londra. George è il modello di Imene, il fanciullo con la torcia, mentre la ragazza che sta incoronando con una corona di fiori è sua sorella Elizabeth. L’altra ragazza che ci fissa direttamente con occhi grandi, pieni di speranza e leggermente ansiosi, è un’altra sorella, Susan.

Dunque già 4 secoli fa era più che chiaro a tutti che rifiutare la guerra e abbracciare la pace porta prosperità e abbondanza. Ed è davvero straziante vedere come ancora oggi ci sia qualcuno che preferisce ignorare una verità semplice come questa.

Filippo Melli