La recente riduzione dell’IVA sulle transizioni dal 22% al 5% è stata accolta con favore dagli operatori del settore. È una misura attesa da anni, che potrebbe rinvigorire un mercato che in Italia ha vissuto stagioni gloriose ma anche decenni di declino. Ma serve anche l’aiuto della diagnostica.
L’età d’oro: l’Italia capitale dell’antiquariato
Per gran parte del Novecento, l’Italia è stata una piazza centrale per il mercato internazionale dell’arte e dell’antiquarito.
La Biennale Internazionale dell’Antiquariato, fondata nel 1959, trasformò Firenze in una vetrina mondiale. Negli anni ’60 e ’70, musei come il Metropolitan di New York o il Getty di Los Angeles facevano lì le loro acquisizioni più importanti. La TEFAF è arrivata solo molto più tardi. Chi cercava qualità, veniva a Firenze.

Ma anche le aste Finarte a Milano, a partire dagli anni ’60, portarono un modello moderno di vendita pubblica. Negli anni ’80 si registrarono record clamorosi, come quello di una cassettiera romana del Settecento battuta a oltre un miliardo di lire.
In quegli anni, l’arte era considerata anche un investimento sicuro, un bene rifugio contro inflazione e incertezze economiche.
Dal declino alla fuga all’estero
Negli anni ’90 e 2000, il mercato italiano ha subito un progressivo ridimensionamento, mentre salivano altri mercati esteri.
Tra le cause più visibili di questa inversione di tendenza ci sono state le normative sull’export, in particolare la legge Bottai del 1939 incarnata nel Codice dei Beni Culturali (d.lgs. 42/2004), hanno imposto vincoli di varia natura alla libera circolazione delle opere d’arte. Ma sicuramente anche l’IVA elevata (22 %) ha reso il prezzo delle opere in Italia meno competitivo, rispetto a quello di altri stati europei. Molti operatori nazionali hanno quindi preferito la delocalizzazione delle vendite, o la creazione di strutture commerciali all’estero, soprattutto in Svizzera, Lussemburgo e Regno Unito.
“Fatta la legge trovato l’inganno”, quindi? I realtà, non sembra ci sia stata una volontà di “rapina” scriteriata del patrimonio alla base di questi spostamenti di sede. Ma la reazione ad una realtà penalizzante.
Il problema dei vincoli italiani alla libera circolazione, ad esempio, è che vengono applicati con criteri spesso imprevedibili: questo genera incertezza e spinge i collezionisti a preferire mercati più certi, come Londra o Parigi.
Si legge spesso di vincoli applicati in modo improprio o non applicati, i tempi sono lunghi, i modi farraginosi, gli esiti incerti. Il sistema così come è sembra generare più frustrazione che effettivo beneficio.
IVA al 5%: un nuovo inizio
Con l’approvazione dell’articolo 9 del DL Omnibus da parte del Consiglio dei Ministri, che recepisce una direttiva europea, l’aliquota sulle cessioni e le importazioni di opere d’arte in Italia passerà dall’attuale 22% al 5%, il valore più basso in Europa, considerando che la Francia, già a fine 2023, e la Germania, nel 2024, hanno optato per una riduzione dell’IVA rispettivamente al 5,5% e 7%, con effetti dal 1° gennaio 2025. Con l’introduzione della riduzione dell’IVA al 5% sulle transazioni di opere d’arte, il legislatore italiano muove un passo significativo verso l’allineamento del nostro mercato antiquariale con quello di altri paesi europei che hanno visto mercati più dinamici, e il Regno Unito.
La misura — attesa da anni da una parte consistente degli operatori del settore — ha potenzialmente ricadute anche sull’emersione del mercato sommerso e sulla fiscalità della filiera dell’arte.
Si auspica infatti:
- Rientro di capitali artistici e maggiore attrattività per gli investitori esteri.
- Incentivo per i collezionisti a formalizzare le transazioni in Italia, contribuendo alla trasparenza e tracciabilità del mercato.
- Maggiore margine operativo per operatori professionali, soprattutto in un contesto dove i costi fissi sono sempre più elevati.
- Incremento della domanda di servizi specialistici connessi alla vendita: perizie, condition report, analisi diagnostiche pre-vendita, autentiche, restauro conservativo.
Tuttavia ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere. Non è chiaro ad esempio cosa succederà per le vendite all’asta, che per il momento hanno mantenuto i diritti intorno al 26%, comprensivi del 22% di IVA.

Diagnostica scientifica: il valore della certezza
Va anche detto che il regime fiscale non è tutto. Come abbiamo già osservato i vincoli sulla circolazione sono importanti, ma lo sono anche processi trasparenti e certezza nelle transizioni. TEFAF infatti è cresciuta fino a diventare la fiera più importante a livello mondiale anche grazie alla proclamata garanzia di autenticità delle opere in vendita. TEFAF ha introdotto standard unici di controllo dei cataloghi e verifica scientifica delle opere, che hanno contribuito a costruire la fiducia tra acquirenti e venditori a livello globale. Per questo un ulteriore tassello per ricostruire un mercato fiorente è sicuramente la diagnostica scientifica.
- Fornisce trasparenza e oggettività sullo stato e autenticità delle opere.
- Riduce i rischi di contenzioso, accelera iter di autorizzazione e aumenta fiducia tra venditori e acquirenti. Una condizione imprescindibile nel mondo attuale.
La riduzione dell’IVA al 5% è un passo storico, che promette di restituire competitività al mercato italiano. Tuttavia, senza semplificazione dei vincoli, chiarezza sul regime di applicazione, per esempio per le vendite in asta, e uso sistematico della diagnostica scientifica, il rischio è che molti beni restino comunque bloccati e l’Italia perda ulteriormente centralità.



