A San Gimignano con un team di acrobati per effettuare complesse diagnosi strutturali per il FAI
Anche nota come la Manhattan del Medioevo, San Gimignano si trova sulla via Francigena e nel suo periodo di massimo splendore ha visto la presenza in città di numerosi maestri, senesi e fiorentini, da Lippo e Federico Memmi, Benozzo Gozzoli a Domenico Ghirlandaio,e Piero del Pollaiolo.
Ma questa volta non è delle loro opere in pittura che ci siamo occupate, ma di una torre. Un simbolo inequivocabile di potere che ancora si erge in centro città.
Del resto il motivo per cui San Gimignano venne sottoposta integralmente a vincolo monumentale nel 1929 e nel 1990 è stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio culturale dell’Umanità, sono soprattutto le torri.
Delle 72 tra torri e case-torri, esistenti, ne restavano venticinque nel 1580 ed oggi ne restano quattordici, con altre scapitozzate intravedibili nel tessuto urbano.

Le torri medievali avevano diverse funzioni, principalmente difensive, economiche e sociali. Servivano come rifugi sicuri in caso di attacco. Erano infatti fortificate, con poche aperture e accessi facilmente controllabili, per garantire protezione durante assalti o invasioni. Ma le torri rappresentavano anche il prestigio e il potere delle famiglie nobiliari. Nella società medievale, l’altezza della torre rifletteva lo status sociale della famiglia che la possedeva. Più alta era la torre, maggiore era l’importanza e la ricchezza della famiglia. E di conseguenza della città, che si voleva ritratta proprio con tutte le sue torri bene in mostra, come nel dipinto qui a fianco.
Le famiglie più ricche e potenti cercavano di costruire torri sempre più alte per dimostrare la loro superiorità. Al punto che si emanarono leggi che limitavano l’altezza delle torri, per evitare competizioni eccessive.
A San Gimignano un regolamento del 1255 vietò ai privati di erigere torri più alte della torre Rognosa (che all’epoca era la più alta, quasi 52 metri), anche se le due famiglie più importanti, Ardinghelli e Salvucci, fecero costruire due torri poco più basse di quasi uguale grandezza, per dimostrare la propria potenza.
La Torre Campatelli è una delle quattordici torri superstiti di San Gimignano. La torre, alta 28 m, fu eretta nel XII secolo a ridosso della casa. Alcune torri erano anche utilizzate come abitazioni ma non questa.
La famiglia Campitelli acquistò questa casa-torre ad inizio del XIX secolo, insieme al palazzo signorile adiacente, dove stabilì la propria residenza dopo aver fatto fortuna nel mercato dell’alabastro. Nel 2005 la donò al FAI con la condizione che fosse aperta al pubblico. La torre ad oggi è l’unica, in tutta San Gimignano, a non aver subito nessuna modifica all’interno, infatti è “vuota”. Una testimonianza storica preziosa.
Compito del FAI è quello di preservare i luoghi affidategli e così nei mesi scorsi ci ha coinvolti nella progettazione di una campagna diagnostica che prevedesse sia prelievi che indagini di tipo non invasivo sugli elevati, con lo scopo di monitorare lo stato di conservazione della facciata e studiare alcune problematiche presenti sulla Torre e all’interno della Casa.
La particolarità di questo progetto è la difficolta di campionamento in quando non sarebbe stato montato un ponteggio per consentire le azioni di campionatura ma era da subito previsto l’utilizzo di veri e propri acrobati. Diciamo che le aree da raggiungere non erano proprio a “portata di mano”.

Grazie al coordinamento dell’Arch. Baccega, del FAI, è stato possibile collaborare con il gruppo di Edilizia Acrobatica di Siena. Loro, guidati da noi, hanno campionato le aree interessate. In contemporanea, all’interno si svolgeva una campagna diagnostica strutturale.
Questa volta il cantiere “in aria” è stato osservato da centinaia di turisti che percorrendo via San Giovanni eran tutti con naso in su a vedere e fotografare gli acrobati diagnosti che “camminavano” sulle pareti della Torre. Altro che uomo ragno!
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