In attesa della grande mostra sull’artista in programma a Palazzo Strozzi, dove saranno presenti anche opere analizzate da Art-Test
Nella settimana della London Art Week del 2023, Christie’s di Londra aveva proposto in vendita un raro capolavoro rinascimentale, la Crocifissione con Vergine, San Giovanni il Battista e la Maddalena ai piedi della Croce unanimemente attribuita alla primissima attività del pittore fiorentino Beato Angelico. Presentata come uno degli highlight della Classic Week, con una valutazione tra i 4 e i 6 milioni di sterline, l’opera fu venduta nel luglio di quell’anno a un acquirente non inglese per la cifra di 5 milioni di sterline, ovvero 5,8 milioni di euro. L’opera dunque rischiava di lasciare il paese dove si trovava da circa due secoli, acquistata da Lord Ashburton e, alla sua morte nel 1864, passata agli eredi.
Visto il grande valore e l’importanza dell’opera per la nazione, intervenne il Comitato di revisione sulle esportazioni di arte e oggetti di interesse culturale. Il Comitato è riuscito a far sospendere temporaneamente la licenza di esportazione sull’opera per consentire a un eventuale soggetto pubblico di fare un’offerta per acquistarla. Durante nove mesi l’Ashmolean Musem di Oxford ha potuto raccogliere i fondi necessari per mantenere il dipinto nel Regno Unito e così il dipinto sarà esposto al pubblico nel ricco museo di Oxford per la gioia di visitatori, studenti, studiosi e appassionati.
La Crocifissione giovanile del Beato Angelico (Giovanni da Fiesole, nato Guido di Pietro; Vicchio, 1395 circa – Roma, 1455) è stata scoperta e pubblicata relativamente da poco da Francis Russell nel Burlington Magazine nel maggio 1996, ed è una splendida opera di questo artista che si pone come un ponte tra Gotico e Rinascimento, soprattutto in questa sua fase iniziale di attività. Il dipinto è datato verso il 1420, (o più precisamente tra il 1419 e il 1424), l’anno in cui entrò da novizio nel convento di San Domenico a Fiesole, fondato dal beato cardinal Giovanni Dominici riformatore dell’ordine.

“È stato un momento emozionante quando mi sono reso conto di essere in presenza di uno dei primi capolavori del Beato Angelico”. scrive Francis Russell: “Ogni gesto è perfettamente pesato. La delicatezza dell’uso del colore da parte del pittore è evidente nel modo in cui il sangue sia di Cristo che del pellicano in alto si abbina alla veste della Maddalena. Con Beato Angelico nulla è stato casuale”. Il dipinto testimonia inoltre la profonda influenza della scultura del tempo sul pittore, di Brunelleschi e Ghiberti in particolare.
Il Beato Angelico è sicuramente uno dei primi pittori ad aderire al nuovo stile di Donatello e Brunelleschi, in contemporanea a Masaccio. Fu dapprima allievo di un altro frate, il camaldolese Lorenzo Monaco, e anche dello Starnina, quindi di due campioni del tardo gotico internazionale sensibile anche alla lezione giottesca. Una volta entrato nell’ordine dei predicatori, istallò la sua bottega di miniature e tavole nel convento fiesolano. Il suo stile si caratterizza per la raffinatezza quasi maniacale dei dettagli e per l’eccezionale luminosità cromatica, due caratteristiche che si legano alla formazione tardogotica ma che trovano un senso anche nella sua formazione domenicana. I domenicani, frati predicatori per eccellenza, dovevano saper trasmettere agli altri quanto avevano meditato, e l’Angelico lo fa con la pittura. Non è un caso che Vasari racconti che Fra Giovanni non si metteva mai a dipingere se prima non aveva pregato. Beato Angelico è capace di unire motivi propri dell’estetica medievale, come il ruolo didattico dell’arte e il valore simbolico della luce, con elementi tipicamente rinascimentali, quali la prospettiva e la resa volumetrica. Una curiosità: l’appellativo di “Beato Angelico” è già testimoniato in Cristoforo Landino, umanista alla corte del Magnifico, e si riferiva alla bellezza della sua pittura, ma alla fine il pittore è stato beatificato davvero da papa Giovanni Paolo II nel 1982!
Nelle collezioni pubbliche britanniche ci sono pochissime opere del Beato Angelico, ed è anche per questo che il Comitato di revisione è intervenuto. Fuori Londra infatti solo l’Ashmolean conserva un’opera del maestro e della sua bottega, un trittico con la Vergine col Bambino con angeli e un santo domenicano coi santi Pietro e Paolo. La Crocifissione sarà presto esposta proprio accanto a questa, consentendo ai visitatori di apprezzare come lo stile dell’artista si sia sviluppato nel corso della sua carriera, e fino a che punto il suo approccio delicato ed emotivo fosse già consolidato negli anni Venti del Quattrocento.
L’acquisizione della Crocifissione da parte del Museo di Oxford sarà l’occasione per un riallestimento totale delle gallerie del museo dedicate alle opere del Rinascimento italiano, che non sono state più esposte dal 2009. L’acquisizione della Crocifissione sottolinea il ruolo dell’Ashmolean come importante centro per lo studio dell’arte rinascimentale italiana. E poi, la Crocifissione fungerà anche da risorsa didattica per l’Università di Oxford, dove sarà di particolare interesse non solo per i dipartimenti di Storia dell’arte e Storia, ma anche per il dipartimento di Teologia e Religione e per Blackfriars Hall, la comunità domenicana fondata nel 1221 situata accanto all’Ashmolean.
Poiché nel settembre 2025 si annuncia una epocale mostra su Beato Angelico a Palazzo Strozzi a Firenze, chissà se anche la tavoletta ormai inglese sarà esposta!
Nel frattempo Art-Test sta realizzando tre campagne diagnostiche su altrettante opere che saranno tra le protagoniste della mostra, ma per adesso non possiamo anticipare di più.



