Conoscere è conservare. Conservare è conoscere. Storie lette con occhi diversi

Gen 21, 2024 | Autenticazioni ed attribuzioni

Da tempo il tema della conservazione del patrimonio come educazione della società viene declinato in più modi. Invitati dal presidente del club Rotary dell’isola di Procida, insieme al dr. Salvatore di Liello, professore di Storia dell’Architettura all’Università Federico II di Napoli, il 27 Dicembre scorso abbiamo presentato due diverse letture di questo tema.

Con il suo intervento il Prof. Di Liello ha voluto illustrare, attraverso un album fotografico, come a Procida si stia perdendo la memoria e quindi la conoscenza di ritualità presenti sull’isola ma anche di forme architettoniche e colori la cui importanza non è stata riconosciuta in tempo e che l’industria edile ha ormai quasi del tutto cancellato. Mentre solo con la conoscenza delle caratteristiche di un’architettura così unica si potrà ricostruire una corretta storia delle sue forme e dei suoi colori.

Nella mia lettura sono partita dal principio cardine della Convenzione di Faro ovvero come la conservazione del patrimonio sia stimolata dalla coscienza civile e come questa nasca dalla conoscenza del patrimonio di chi abita quei territori, in sostanziale accordo con la dichiarazione del lituano Alfredas Jomanta “Ciò che riusciamo a fare attraverso questa Convenzione è dimostrare che l’eredità è ovunque intorno a noi e non è solo limitata a un’élite. Penso che questa Convenzione cambierà l’approccio generale sul patrimonio… ma la questione più importante è la società.

La conoscenza del patrimonio ricongiunge lacune, nel senso brandiano del termine. Per ricostruire una lacuna, ovvero una mancanza di materia pittorica in un punto di un dipinto, si deve avere estrema contezza di tutto ciò che la circoscrive e di come rendere la lettura del contesto chiara, sia nella parte già esistente che in quella ricostruita. E la lettura da parte della società si deve adeguare quando si aggiungano nuovi documenti, nuove “storie”.

Il ruolo del diagnosta e la sua ricerca, in questo processo, è fondamentale. Confrontandosi con tutto i vari attori dello studio del patrimonio per meglio interpretare le proprie analisi, il diagnosta, riesce spesso a inserire nuovi tasselli alla conoscenza, con analisi che ci aiutano a comprendere i restauri precedenti, così come a vedere dettagli che sono rimasti celati ai nostri occhi per secoli. La conoscenza dell’invisibile ci aiuta in una visione consapevole del visibile, divenendo quotidiano.

Emanuela Massa
Emanuela Massa