E’ recentemente scomparso David Hockney, uno dei pittori contemporanei più conosciuti ed amati, le cui opere hanno raggiunto valutazioni da capogiro. E mentre il pittore era ancora in vita.

Quello che forse non tutti gli riconoscono, è che è stato uno degli storici dell’arte più dotati del nostro tempo. Forse il più dotato.
Si è chiesto come fosse cambiato il modo di dipingere nel tempo, e, attorno al 1999 ha messo insieme conoscenze disponibili, e gli ha dato un senso nuovo, cambiando per sempre la storia dell’arte.
Mentre si chiedeva come avevano fatto certi maestri ad ottenere tali risultati, ha notato come nella storia della pittura ed in particolare della ritrattistica, ci fosse stato ad un certo punto un salto di qualità, nella resa dei dettagli, nella capacità di ritrarre la realtà. Qualcuno (che non sa molto di fisica) lo definirebbe forse un salto quantico, per dare il senso della enormità.
Hockney ha messo insieme un “muro” di dipinti, seguendo la linea del tempo e gli è sembrato evidente che qualcosa fosse cambiato. Che ci sia stato un salto evidente ma mai descritto o spiegato prima.

La sua tesi è stata che a partire dall’inizio del XV secolo molti artisti occidentali, a partire dal Nord Europa, hanno fatto uso di strumenti ottici, come lenti e specchi, per creare sulla tela delle proiezioni della realtà appositamente messa in scena dal pittore. In questo modo i pittori hanno osservato delle immagini nuove, una realtà tridimensionale, proiettata su due dimensioni, con una resa perfetta.
E’ stato l’occhio dell’artista, la sua esperienza in prima persona, che l’ha aiutato a comprendere che ad un certo punto gli artisti dovevano aver avuto a disposizione un modo nuovo per vedere e riprodurre la realtà. Come ha scritto lui stesso, uno storico dell’arte tradizionale non ha a disposizione le stesse conoscenze di un pittore, e quindi c’è voluto un artista per scoprire come lavoravano in passato.
Naturalmente la sua tesi ha trovato molta resistenza soprattutto tra alcuni storici dell’arte, che inorridivano all’idea che i grandi maestri potessero avere in qualche modo “barato”, copiato la natura, ma avvalendosi della tecnologia, delle ultime scoperte della scienza. Come se non facessero questo gli artisti, da sempre.
Tuttavia, se alcuni si ritraevano inorriditi, questa tesi ha trovato moltissimo interesse tra gli scienziati. In particolare ad un rinomato professore di ottica americano, Charles Falco.
E questo ha consentito ad Hockney insieme a Falco, di mettere appunto una teoria, molto convincente, che spiega non solo come sia stato possibile ottenere certi dettagli e certi effetti, ma anche perché in alcuni quadri sono presenti errori “grossolani”.
Questa cosa degli errori è la parte più convincente, secondo me.
Ad esempio, nella cena in Emmaus di Caravaggio, ora conservata alla National Gallery di Londra, c’è una stranissima sproporzione tra le due mani di San Giacomo che si vedono di scorcio perchè tiene le braccia spalancate.

https://www.nationalgallery.org.uk/paintings/NG172
La teoria Hockney-Falco ha una spiegazione molto plausibile, ovvero che le due mani non entravano nella stessa “inquadratura” e che quindi sono state realizzate in tempi diversi e con “messe a fuoco” diverse. Nessun altra spiegazione convincente esiste.
Che Caravaggio usasse lenti e specchi per realizzare i suoi capolavori, l’aveva teorizzato già ed indipendentemente Roberta Lapucci, a Firenze. Anche lei per un colpo di genio. Nel suo caso tutto era scaturito dall’osservazione che c’erano troppi mancini nei dipinti, rispetto alle percentuali nella popolazione reale, considerando anche che usare la “mano del diavolo”, non era una pratica del tutto accettata.
Nel 2009 Hockney e Lapucci organizzarono insieme un convegno a Firenze, per dibattere di questa teoria, e Art-Test fu invitata a fornire una camera oscura, dove Hockney dava dimostrazione in diretta della possibilità di ottenere queste proiezioni utilizzando strumenti molto semplici, sicuramente disponibili all’epoca in cui il “salto quantico” si vede nettamente.
Qui trovate gli atti.
Se avete voglia di saperne di più, Hockney ha pubblicato un libro: “Secret Knowledge: Rediscovering the Lost Techniques of the Old Masters”, che vi farà vedere l’arte con gli occhi, la testa e le mani di un artista. Una meraviglia. Mancherà.





