L’oro verde

Giu 26, 2022 | Art-Test notizie, Patrimonio Culturale

Giovanni di Paolo (1435 circa)

Quanto è “naturale” la campagna? Come è cambiata nei secoli e perchè? Per rispondere a queste domande sono utili anche i dipinti, istantanee del tempo che fu.

All’inizio del Quattrocento, Luca del Sera, socio di Francesco di Marco Datini, consigliava al grande mercante pratese di “comprare le posisioni […] che almeno quelle non corerano rischio di mare, né di fattori, né di compagni, né di faliti”.

Possedere terra, disporre di una dimora (villa o castello che fosse) dove trascorrere parte dell’anno, divenne l’ideale degli strati più elevati della società cittadina, sia che essi prendessero a modello la vita della nobiltà di antico lignaggio, sia per i chiari vantaggi economici e di prestigo che comportava.

Il possesso fondiario poteva offrire ampi poteri di controllo sui contadini che ne dipendevano.

Avere fortezze e castelli significava l’esercizio di diritti giurisdizionali nel contado e disporre quindi di zone di influenza e di egemonia.

E, naturalmente, significava spesso avere una disponibilità di viveri tale non solo da garantire i bisogni primari della famiglia, ma da alimentare clientele e diventare arma di pressione politica.

Le fortune di Siena si erano costruite durante il XII secolo. Ovvero dopo che l’impaludamento della Val di Chiana, in seguito all’erezione di una diga (c’è sempre una decisione politica dietro alla modifica dell’ambiente), aveva mandato in disuso la vecchia Cassia, e i rari mercanti, i numerosi pellegrini e le occasionali comitive di politici e religiosi per andare da Nord a Sud ed in particolare a Roma, preferivano passare per la via Francigena.

A Siena sorsero numerosi ospedali, ostelli e ricoveri. L’attività mercantile e le banche portarono l’economia senese ad espandersi brillantemente sul piano internazionale. L’arte fiorì di conseguenza.

Fino a quando l’economia basata sulla banca e la mercatura resse, i ricchi senesi investivano nelle terre e nell’attività agricola per diversificare e avere una base che rimanesse stabile.

Le attività mercantili erano infatti continuamente soggette ad enormi rischi. Anche l’attività agricola è rischiosa, ma il possesso della terra dà solidità al patrimonio: “Chi ha casa e podere, può piegare e non cadere!

Quando l’economia senese si piegò alla peste, alla concorrenza di Firenze, alla mancanza di acqua che impediva l’ammodernamento dei metodi di produzione dei tessuti (che impiegavano i mulini), dalla metà del Trecento alla metà del Cinquecento, ci fu una vera e propria fuga di capitali verso le campagne.

Anche di piccoli capitali. Vicino a Siena, ad esempio, l’estensione media delle single proprietà non era particolarmente alta, circa un ettaro e mezzo. Nel paesaggio agrario l’incolto e il bosco erano quasi del tutto inesistenti. Mentre si incentivava la coltivazione della vite e dell’olivo.

Dopo la crisi e il forte calo della popolazione urbana di Siena, che nel Quattrocento arriva ad essere tra i 14mila e i 18mila abitanti, ovvero un terzo circa di quanti ne ospitasse un secolo prima, il paessaggio agricolo cambia ancora. Molti terreni strappati, grazie al lavoro umano, alle periodiche esondazioni dei fiumi e alle acque stagnanti (soprattutto in Maremma) tornarono nel giro di pochi anni incolti. Le fonti pubbliche senesi denunciano nella seconda metà del Trecento un fortissimo calo della produzione del grano e degli altri cereali, principale fonte di sostentamento della popolazione.

Questo determinò un accorpamento delle unità fondiarie, in genere piuttosto frammentate all’inizio de secolo. I castelli fortificati furono utilizzati per la gestione di un certo numero di poderi, si trasformarono in dimore contadine. Successivamente in non pochi casi, all’antico castello subentrò una fattoria che ne conservò il nome, come testimoniato ad esempio qui. Uno tra tutti il castello, ora fattoria, di Ama.

Questo paesaggio, con castelli, campi coltivati, rari alberi e nessun bosco, dove è chiara la mano dell’uomo e lo sfruttamento intensivo delle campagne, è quello che si ritrova nello sfondo del dipinto di Giovanni di Paolo che Art-Test ha analizzato.

Il pittore incide sulla preparazione le linee della scacchiera dei campi. Sono aggiunti dopo le coltivazioni, i castelli, e anche la strada, con un percorso modificato in corso d’opera. Gli alberi che bordano la strada non sono i cipressi che vediamo solitamente in provincia di Siena. Sembrano piuttosto lecci. Lo sfondo oro della pittura bizantina, diventa un fondo verde. L’oro di Siena è infatti diventato la sua campagna. 

E speriamo che possa rimanerlo, visti gli effetti del cambiamento climatico, già così evidenti.

Anna Pelagotti