Come sei diventata restauratrice? Quale è stato il tuo percorso formativo?

Fin dalle elementari ho mostrato una certa predisposizione al disegno e alla manualità che la mia famiglia ha sempre appoggiato iscrivendomi a corsi privati di pittura. Fondamentale è stata per me la frequentazione del Centro D’Arte Martenot di Firenze che mi ha permesso di sperimentare numerose tecniche dalla pittura alla scultura, ma in terza media dopo aver visto un servizio alla televisione, avevo già deciso che il restauro sarebbe diventata la mia professione.

Alla fine del percorso nel centro Martenot mi fu chiesto dalla mia insegnante Grazia Padovani se ero interessata  a proseguire per prepararmi all’insegnamento: avevo appena conseguito  la maturità scientifica …la guardai negli occhi e le dissi che io volevo diventare una restauratrice. Fu lei che mi indicò  la bottega artigiana di Giorgio Gentilini e Silvana Castellani che lavoravano sia per committenze private che con la Sovrintendenza.

Da lì è iniziata la mia formazione professionale: tanta gavetta, tante esperienze in laboratorio su tutte le tipologie di opere d’arte antica e moderna: erano anni in cui il mercato dell’antiquariato era molto florido e anche i musei investivano nella conservazione delle opere d’arte.

Alla fine degli anni ’90 ho avuto l’esigenza di approfondire e di aggiornarmi su nuove metodologie di intervento conservative e di approccio alla pulitura sicuramente più rispettose e meno invasive per le opere e sicuramente più in linea con i più famosi centri di restauro nazionali che non avevo avuto la possibilità di frequentare: fondamentali i numerosi corsi di aggiornamento con Paolo Cremonesi, Visha Mehra, De la Rie, Wolbers, Cesmar 7 e CNA.

Sempre alla fine degli anni novanta la richiesta di interventi di restauro su opere moderne e contemporanee ha preso sempre più campo e mi sono nuovamente attivata per approfondire le mie conoscenze sui materiali e sulle nuove metodologie di intervento diverse dal restauro tradizionale partecipando anche a convegni internazionali: sono state, queste, occasioni proficue di crescita, di arricchimento e di confronto con altre realtà lavorative.

Parliamo ora di un tuo lavoro. Con Art-Test ci sono state molte occasioni di collaborazione, quale vuoi ricordare?

É da molti anni che, quando è possibile, mi avvalgo dell’esperienza e della professionalità di Art-Test.

In particolare ricordo la collaborazione avvenuta nel 2020  per il restauro di  Giuditta e Oloferne di Jacopo Ligozzi.

L’opera, firmata e datata, fu commissionata nei primi anni del XVII sec., da Ferdinando I De Medici per essere donata al duca di Mantova Vincenzo Gonzaga. In seguito, Ferdinando I, decise di aggiungerla alla collezione medicea (1602 data ingresso) e di fare eseguire una copia da consegnare a Mantova. L’elegante eroina biblica, dipinta nell’ attimo prima di vibrare il colpo mortale ad Oloferne, pare essersi ispirata ad un originale di Raffaello, andato perduto di cui sopravvivono almeno due altre versioni: una dipinta da Giuliano Bugiardini e conservata nella Galleria Regionale della Sicilia e l’altra conservata nel Musée des Beaux-Arts, Chambéry (Alvernia-Rodano-Alpi, Francia) . In questa occasione furono eseguite molte  indagini diagnostiche non invasive:

IR riflesso: per comprendere quali fossero state le fasi del processo di elaborazione dell’opera e lo stile dell’artista e verificare la presenza eventuale di un disegno preparatorio.

IR-Falso colore: per evidenziare la natura dei pigmenti e dei ritocchi.

RX: Indagini radiografiche con lo scopo di acquisire ulteriori informazioni sulla natura dei materiali, del supporto, dell’eventuale imprimitura, della tecnica utilizzata dall’artista, sul  pentimento percepito in corrispondenza della spada, per avere una mappatura dei restauri precedenti e per avere possibili informazioni sui presunti riferimenti stilistici all’opera perduta di Raffaello.

Fluorescenza UV:  necessaria per capire la natura dei materiali organici e della vernice in base alla fluorescenza emessa e soprattutto per valutarne la loro distribuzione sulla superficie delle opere.

Furono anche eseguite Indagini Microbiologiche, con il prelievo e analisi del campione, volte all’individuazione della natura e del grado di attività dell’ attacco biologico che interessava la tela da rifodero  permettendomi di intervenire successivamente con un biocida adeguato.

La diagnostica ha un’importanza fondamentale per il restauro, la manutenzione e lo studio del nostro immenso patrimonio artistico e culturale soprattutto perché permette a noi restauratori, con le informazioni acquisite, di poter  intervenire con con maggiore coscienza e puntualità sulle opere.

Lavori da molti anni in questo campo, che cambiamenti hai notato per esempio a livello di clientela, prezzi e committenze?

Il  lavoro è cresciuto insieme a me di pari passo con l’ esperienza e la professionalità acquisita negli anni, lavoro dopo lavoro conquistando lentamente la fiducia dei clienti sia pubblici che privati.

Lavoro in un settore dove la concorrenza è spietata, la burocrazia è sempre più articolata soprattutto quando parliamo di appalti pubblici e piattaforme informatiche che, sicuramente garantiscono una trasparenza e una rotazione degli affidamenti, ma credo che ancora non sia stata trovata una formula più agile.

AUTORE IACOPO LIGOZZI “GIUDITTA 1602”